Attentati Parigi: il vademecum di Carta di Roma per giornalisti in “crisi d’identità”

giornalismo

L’Associazione Carta di Roma ha pubblicato la versione aggiornata delle linee guida per l’applicazione dell’omonima carta deontologica. Tra le novità un glossario sull’Islam.

***di , 17 novembre 2015 – Dopo il richiamo ai giornalisti per un maggior rispetto delle norme deontologiche, l’Associazione Carta di Roma rilancia, pubblicando la versione aggiornata delle linee guida per l’applicazione dell’omonima carta deontologica adottata nel 2008 dall’Ordine nazionale dei Giornalisti e Federazione Nazionale della stampa, che ora sul suo sito web riporta il nuovo documento. Un manuale “per giornalisti – si legge sul sito internet dell’associazione –realizzato da giornalisti”, che offre suggerimenti utili riguardo ognuno dei quattro principi  quattro principi del codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta.

L’Associazione, per bocca del suo presidente Giovanni Maria Bellu, era intervenuta proprio all’indomani degli ultimi attacchi terroristici a Parigi per richiamare alla responsabilità la nostra categoria, dopo la pubblicazione, quella stessa mattina di sabato 14 novembre, di un titolo gravissimo su Libero, che riportava termini ingiuriosi accomunati ai seguaci di una fede religiosa. Una prima reazione c’era già stata con l’appello diffuso prontamente su http://www.change.org, per chiedere all’Ordine dei Giornalisti di radiare dall’albo il direttore del quotidiano in questione, Maurizio Belpietro. Appello che, fino ad ora, ha raccolto oltre centodiecimila firme.

Aldilà del seguito che avrà l’appello, il richiamo di Bellu ci obbliga a ragionare sulla nostra professione, che, come ci ha ricordato puntualmente Andrea Coccia nel suo blog sul sito de linkiesta.org,  risponde a un preciso ordinamento, risalente al 1963, precedente quindi a molte tra le carte deontologiche cui oggi siamo legati. E già quel testo precisava tre punti: “Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”. E ancora: “I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”. E infine “Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”.

Indicazioni che si applicano a qualsiasi contesto, ma che acquistano una forza cogente inderogabile per quanto accade oggi dopo le stragi dell’Isis, che peraltro finora ha ucciso più musulmani innocenti che europei o comunque occidentali.

E allora la Carta di Roma ci sostiene nel nostro mestiere quotidiano, più complesso di quanto diamo spesso a vedere, ci indica la via per trattare, non secondo buonismo ma secondo un alto senso della professione, vicende e, soprattutto, persone particolarmente vulnerabili. E lo fa oggi con questo strumento pratico, che comprende, tra le novità, un glossario generico più ampio e due più brevi e specifici sulla minoranza e sull’islam, oltre ad alcune pagine dedicate al tema delle immagini e della rappresentazione televisiva dell’immigrazione.
Nell’ultimo capitolo delle linee guida, infine, è riportato un elenco di fonti utili per chi si trova a trattare il tema dell’immigrazione e delle minoranze. Qui il link per scaricare il documento.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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