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“Illuminare le periferie del mondo”, una rete di pace e dialogo. Il 18 dicembre alla Fnsi

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Orgoglioso di essere stato tra i primi sostenitori  di questa iniziativa, le auguro tutto il successo che merita (nandocan)

***di Giuseppe Giulietti, 16 novembre 2015 – L’idea della rete “Illuminare le periferie del mondo” nasce con l’obiettivo di mettere in rete associazioni e movimenti che condividono valori legati alla pace, l’integrazione, l’uguaglianza, la lotta per i diritti umani… Gli attentati di Parigi e la violenza scatenata rendono ancora più necessari luoghi e contesti che consentano la reciproca conoscenza tra esperienze e culture diverse come risposta all’odio e all’intolleranza.
Ideata e progettata proprio ad Assisi, nella sala stampa francescana, in uno degli appuntamenti messi in cantiere da Articolo 21 e dalla Tavola della pace, sarà presentata formalmente a Roma, nella sede della Federazione della stampa, il prossimo 18 dicembre. Ci è voluto quasi un anno per completare il percorso, per ascoltare e mettere insieme realtà diverse e differenti, per studiare un progetto di sito che mettesse davvero al centro le periferie dimenticate e non le ambizioni di visibilità di ciascuna realtà associativa.

L’obiettivo, da raggiungere con gradualità e tenacia, sarà quello di realizzare un luogo dove le diverse esperienze si incontrano e si propongono di Illuminare insieme mondi oscurati, temi cancellati, diritti violati. Non a caso al centro del progetto, ci saranno quelle periferie esistenziale e fisiche, più volte indicate da Francesco come i luoghi da esplorare, da illuminare, da riportare al centro dell’azione non solo della Chiesa, ma delle Chiese, della politica, delle istituzioni internazionali.

Questo ci sembra il terreno comune di azione che può e deve unire in una comune alleanza civile credenti, diversamente credenti e non credenti. Ci piacerebbe che la rete “Illuminare le periferie del mondo” fosse al servizio di questo progetto.
L’autonomia e la pluralità dei punti di vista è assicurata dalla qualità e dalla quantità delle adesioni: Fnsi, Usigrai, Unione stampa cattolica, Articolo 21, Rivista San Francesco, Carta di Roma, Premio Lucchetta, Premio Morrione, la rivista Confronti, Comitato 3 ottobre, Tavola della pace, Libera Informazione, i portavoce di Amnesty ed Unicef, Riccardo Noury e Andrea Iacomini, Italians for Darfur, Casagit, Inpgi, Atlante delle guerre, LasciateCIEntrare….

Ciascuno con la sua identità, tutti al servizio di un progetto comune. All’inizio questo nuovo sito proporrà i migliori pezzi prodotti e scelti da ogni realtà associativa con l’obiettivo di ampliare la circolazione e la diffusione delle notizie, delle inchieste dedicate ai mondi oscurati. Più avanti si proverà anche a promuovere campagne comuni capaci di superare i muri della indifferenza e di suscitare l’attenzione delle grandi reti della comunicazione e della solidarietà.

La data del 18 dicembre è stata scelta perché coincide con la giornata mondiale dedicata ai migranti. Sarà anche l’occasione per lanciare la prima campagna, curata dalla Carta di Roma, dedicata proprio al “No hate speech” e al rifiuto, anche nei media, del linguaggio del razzismo, della intolleranza, della esclusione sociale. Dal momento che il Sacro convento di Assisi e la rivista San Francesco hanno ospitato il battesimo di questa iniziativa, perché non partire ancora da Assisi, magari il prossimo 6 dicembre quando sarà acceso il tradizionale albero del Natale, accompagnato dalla presenza dei barconi della morte che saranno trasportati da Lampedusa ad Assisi? Quel luogo, il convento francescano e quelle barche rappresentano, meglio di ogni altro discorso, il senso del progetto “Illuminare le periferie del mondo”.

Se i promotori lo vorranno, sarebbe per noi un onore tornare ad Assisi e dedicare il numero zero del nuovo sito ai più oscurati tra gli oscurati: gli ultimi, i profughi, i rifugiati, coloro che scappano da guerre, tortura, fame e, in caso di morte, non hanno diritto neppure alla sepoltura. Un grazie, infine, alle donne e agli uomini che, mettendo da parte ogni spirito di parte o di gruppo, hanno scelto di condividere questo nuovo progetto editoriale e civile.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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