Allons, enfants. I Tg di lunedì 16 novembre

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“Tg5 riprende le accuse di Putin su i finanziamenti al Califfato da parte di numerosi membri dello stesso G20”. Anche gli altri, spero. Domande: nessun tentativo di individuarli da parte dei giornalisti dei tg? Chi traffica col petrolio del califfato? Accanto alla cronaca dei tragici avvenimenti e agli sviluppi delle indagini, accanto alle dichiarazioni ufficiali e alle commosse commemorazioni, non sarebbe il caso di approfondire il contesto storico e geopolitico e offrire una base più solida di conoscenze alla pur inevitabile reazione emotiva? Non sarebbe male se l’osservatorio illuminasse anche la presenza di eventuali tentativi in questa direzione (nandocan). 

***di Luca Baldazzi – Com’era inevitabile le aperture dei Tg di serata sono tutte dedicate al discorso di Hollande ed al compianto per la strage che nella notte di venerdì scorso ha colpito al cuore Parigi e, con essa, l’intera Europa. Alla doverosa commozione con cui le testate accompagnano le note della Marsigliese e le immagini di una Francia in lutto, si affiancano le decise parole del suo presidente: “La Francia è in stato di guerra, l’UE intervenga con noi”. La risposta francese (ed europea) nega però una guerra di “civiltà”; lo scontro non è con “l’Islam” o gli “islamisti”, ma contro il terrorismo, “gente che non ha civiltà” di uno “stato che non ha uno stato”.

Un messaggio accolto da tutte le testate, al quale molte collegano l’odierno intervento del ministro Gentiloni: “combatteremo non dichiarando guerra all’Islam, e non faremo confusione tra criminali e rifugiati”. Su questa linea i servizi dei Tg Rai, che dalle comunità islamiche francesi ed italiane riprendono lo sgomento di credenti musulmani che condannano le azioni dei terroristi ed aiutano a stemperare le molte inquietudini di cui l’Isis si fa forte. Anche Studio Aperto e Tg5 riprendono le parole di Gentiloni, mentre Tg4 non solo “buca” l’intervento del ministro ma, nel proporre la solita anticipazione da Quinta Colonna, ci presenta un “islamista” che vive a Roma che, tornando indietro nel tempo, riafferma le presunte giustificazioni del massacro di Charlie Hebdò.

Tg La7, oltre a riprendere il cordoglio e la volontà di reazione, e’ il più aperto alle conseguenze e alla possibilità che l’Europa imbocchi la via dell’intervento militare. Il G20 in Turchia è seguito da tutte le testate, così come la caccia all’uomo per l’ultimo attentatore scampato ai blitz in Belgio. Le notizie dei bombardamenti in Siria su Raqqa, capitale dello “Stato Islamico”, sono in scalette per tutti. Tg La7 ci presenta inoltre la situazione in Libia, dove il califfato conquista ogni giorno nuovi territori e festeggia le sue stragi di Parigi. Sempre Mentana è l’unico a chiedersi perché i terroristi abbiano scelto Bruxelles come base di appoggio e come mai da gennaio ad oggi non si sia riusciti a intervenire. Tg5 riprende le accuse di Putin su i finanziamenti al Califfato da parte di numerosi membri dello stesso G20.

Nel giorno in cui i parlamenti, i cittadini e i leader mondiali si mostrano almeno a parole compatti nelle risposte da dare al terrorismo, l’odierno scontro Salvini-Alfano sull’efficacia della nostra sicurezza interna, degenerato in uno scambio di insulti, ottiene spazio solo su Tg1 e Tg La7, e viene giustamente definito da Mentana “demenziale, ridicolo e inutile”. Tg5 intervista Marie Le Pen che, manco a dirlo, collega terrorismo e flussi d’immigrazione e si dice scettica sulla reale portata della risposta occidentale.

Segnaliamo stasera il servizio di Riccardo Chartroux sul Tg3 che, visitando le banlieues parigine, tenta di spiegare cosa può spingere giovani “europei” risiedenti nelle periferie ad imbracciare nel nome del Califfato un fucile e puntarlo contro i propri concittadini. Ottimo anche il servizio del Tg2 che, con dati Unicef, ci ricorda gli oltre 700 bambini che sono morti tra le migliaia di quelli che, in fuga dai paesi assediati dall’Isis, spesso senza genitori, hanno tentato di raggiungere l’Europa.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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