Vertice di Malta. Migranti, “due miliardi per scaricare sull’Africa la crisi”

Le ong e le associazioni di tutto il mondo protestano per il summit. L’accusa per l’Ue è quella di voler esternalizzare le frontiere e di sedersi al tavolo con alcuni dittatori africani. Arci: “Rafforzare i rimpatri in cambio di aiuti allo sviluppo”. Msf: “Si parla solo di repressione e non di vie legali”. Zerai: “Le persone sacrificate per un disegno geopolitico”

Africa migranti***dal redattore sociale, 11 novembre 2015 – Due miliardi di contributi finanziari ai paesi africani in cambio di politiche repressive che blocchino i flussi migratori all’origine. E’ questa la denuncia lanciata da un gruppo di associazioni e ong italiane e internazionali sul summit tra Europa e Africa, in corso oggi e domani a La Valletta (Malta). A protestare sono, tra gli altri, Arci, Medici senza frontiere, Aoi, Cgil, Cir, ma anche le associazioni tunisine vincitrici del premio Nobel per la pace (Ugtt, Lthd) e le ong riunite in EuroMed Rights. L’accusa, oltre a quella di strumentalizzare la cooperazione per esternalizzare nei paesi terzi il controllo delle frontiere è anche quella di sedersi al tavolo con alcuni dittatori, che sono la causa principale degli abusi, che costringono i popoli a fuggire.

 Arci: “Scarichiamo crisi migratoria sui paesi africani in cambio di aiuti allo sviluppo”. “Il vertice della Valletta di oggi e domani è fondamentale. Ci tenevamo a denunciare quello che stanno facendo i governi europei – sottolinea Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci, in una conferenza stampa organizzata oggi alla Camera -. Dopo la foto del piccolo Aylan, si sono tutti commossi, ma le scelte che hanno fatto stanno andando nella direzione opposta. Questo vertice servirà a costruire strumenti repressivi per governare l’immigrazione: verranno dati contributi finanziari ai paesi africani, pari a 2 miliardi di euro, in cambio di politiche che consentano di bloccare i flussi migratori prima che questi arrivino in Europa. In questo modo scarichiamo la crisi migratoria sui paesi africani in cambio di aiuti allo sviluppo”. In particolare, spiega l’Arci, il rischio è che verranno sostenute politiche securitarie nei paesi di origine dei migranti, implementando il controllo delle frontiere e i metodi di dissuasione.
“Quello che invece il vertice di Malta non affronta è come far arrivare le persone in sicurezza – aggiunge Miraglia – La discussione punta a frenare i flussi e a rafforzare i rimpatri, ma non si parla di come tutelare le persone”.  Don Mussie Zerai: “Al tavolo coi dittatori: le persone sacrificate per un disegno geopolitico”.  L’altro paradosso, sottolinea Don Mussie Zerai, sacerdote eritreo e  direttore dell’agenzia Habescia, è che al meeting di Malta, “in continuità con quanto accaduto con il processo di Karthoum, siederanno i leader di paesi come Eritrea, Sudan, Etiopia e Somalia. E’ assurdo pensare di fare accordi di riammissione verso questi paesi che per l’Europa sono ritenuti ‘abbastanza democratici’. Praticamente i paesi che sono la causa di questo esodo vengono invitati oggi a esserne la soluzione – aggiunge –. Basti pensare che quando è iniziato il processo di Kartoum al confine tra Eritrea e Sudan sono stati fucilati 15 ragazzi per il semplice fatto che stavano tentando di varcare il confine. Se questo è il metodo pensato per arginare il flusso in uscita, l’Europa si deve anche assumere la responsabilità di regimi che usano la violenza. L’Eritrea è sotto processo per crimini verso l’umanità, ma l’Europa continua a dire di voler tenere un canale aperto col regime. A nessuno interessano le sorti delle persone: il  popolo è sacrificabile per un disegno geopolitico nel Corno d’Africa”.

Medici senza frontiere: “Vertice paradossale, si chiede uno sforzo in più a paesi che hanno dieci volte il numero dei nostri rifugiati”. Anche per Marco Bertotto, di Medici senza frontiere, si tratta di un vertice paradossale: “28 stati memebri dell’Ue, che ospitano il 3 per cento dei migranti forzati, chiederanno a 35 paesi africani che ospitano il 30 per cento dei migranti forzati, di fare uno sforzo in più – sottolinea -. Con quale faccia si va a chiedere questo alla Turchia o ad altri paesi? Le politiche messe in atto finora sono inefficaci oltre che disumane: incattiviscono la situazione senza riuscire ad arginare i flussi. Ora si mette mano al portafogli per forzare la mano dei governi africani”. Sulla stessa scia Paola De Meo, rappresentante di Terranuova e Aoi: “L’ Africa subshariana è la maggiore vittima dell’accaparramento di terre e acqua – sottolinea – Ora l’Europa propone accordi di libero scambio, che se entrassero in vigore, rappresenterebbero una mazzata finale”.

Alla conferenza erano presenti anche due parlamentari. Erasmo Palazzotto, vicepresidente della Commissione esteri alla Camera ha espresso “preoccupazione per l’idea di esternalizzare i confini. Tra gli aiuti previsti anche quelli all’Eritrea, un paese che è causa e non soluzione del problema”. Lia Quartapelle, deputata Pd, dell’Ufficio di presidenza Affari Esteri aggiunge: “Gli aiuti non sono lo strumento per far sì che gli altri facciano politiche che noi non siamo in grado di fare, come il controllo dei confini. Mi auguro che il nostro governo riesca a proporre una serie di azioni positive per cambiare le situazioni che generano i flussi”. (ec)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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