Repetita iuvant. I Tg i martedì 10 novembre

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 ***di Alberto BaldazziLe testate Rai e Tg4 aprono sulla trasferta toscana del Papa, che è alta anche per gli altri. Per il Tg diretto da Mario Giordano servizi su servizi che riprendono le sue odierne parole, che indagano il suo stato di salute, che attaccano i suoi nemici nella Curia, che si lanciano sulla suggestione guareschiana di Don Camillo e Peppone. Anche gli altri la citano, e Tg3 la riprende ampiamente.

La “notizia” , però, a nostro giudizio non è colta pienamente. Perché Francesco ripete ogni giorno che la Chiesa deve cambiare, che l’ossessione per il potere deve essere lasciata alle spalle, che la povertà e la vicinanza ai poveri e agli ultimi devono tornare ad essere il suo genoma? Perché lo ripete in ogni occasione? La risposta è che non solo la posta in gioco è elevatissima, ma che la vittoria finale non è ancora garantita. Repetita iuvant, e le acclamazioni dello stadio Franchi e delle piazze di Prato servono forse a ricaricare di energia il Pontificato più determinante per il futuro della Chiesa. Tg2 coglie forse questa verità, segnalando con precisione la forza, la violenza (si potrebbe dire) con cui Francesco si è espresso auspicando una Chiesa “inquieta”, ”accidentata”, “ferita” e “sporca” perché uscita a toccare con mano le miserie e le ingiustizie del mondo.

L’orgia dei dati sull’occupazione non mette d’accordo le diverse testate sui “numeri” dell’aumento degli occupati e sulle loro tipologie, ma comunque nessuno gioca “al ribasso”: molto alti su tutti. Mentana addirittura enfatizza segnalando che gli ulteriori dati positivi rappresentano una tendenza oramai netta e assai importante per il Paese. L’ottimismo semi-dilagante si rafforza con il video licenziato da Padoan in diverse lingue che attesta come il malato Italia non sia più tale, e con il consueto show di Renzi che annuncia il nuovo polo della ricerca nell’area che fu dell’Expo. Il tutto ripreso in maniera puntuale e trasversale dalle diverse testate. Non si può dire che, almeno nell’informazione tv, il Premier goda di cattiva stampa.

Non potendo (o volendo) attaccare Renzi, le testate Mediaset se la prendono con la Magistratura, dando ampio spazio ai funerali bresciani del robivecchi morto recentemente dopo essere stato condannato per eccesso di legittima difesa per aver sparato 14 colpi contro 2 rom che stavano sottraendo ferraglie dal suo magazzino. Tg5, poi, addirittura nel titolo parla di “giustizia non uguale” chiedendosi retoricamente come mai i violenti di domenica a Bologna in occasione della manifestazione del centro destra siano stati messi subito fuori, mentre il Vice Presidente della Regione Lombardia, il fidato berlusconiano Mantovani, sia ancora dentro.

Le dimissioni “alla chetichella” di Perotti dalla cabina di regia della spending review rimarrebbero tali, se non fossero nobilitate da un titolo di TgLa7. Continua l’ostracismo di Mediaset sul Presidente Mattarella, che è invece ampiamente ripreso dai Tg Rai nella sua visita di Stato in Indonesia.

Il caso dell’atletica russa accusata in blocco di doping è ampiamente presente, e quasi tutti paventano e/o segnalano il risorgente clima da guerra fredda. Sempre per gli esteri si segnala la felice intuizione di Tg5 che dedica la copertina all’inquinamento nelle megalopoli cinesi, dove l’aria è irrespirabile per la presenza di inquinanti bel 56 volte superiori alla soglia consentita.

In conclusione la (quasi) consueta segnalazione dell’approfondimento del Tg2 dedicato stasera ad una questione avvilente e imbarazzante: l’abbandono scolastico che riguarda sia le medie inferiori che le superiori, con un tasso in quest’ultime che sfiora il 30%. Il servizio sottolinea che all’impoverimento culturale corrisponde impoverimento reale e marginalità sociale.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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