Prima che sia troppo tardi

clima disastriApocalittici, così li chiamano. Parole come quelle che seguono, scritte da Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace, su articolo 21, sono liquidate nella distratta considerazione dei governi come inutile allarmismo. Un po’ più di attenzione forse riceveranno, non fosse altro che per l’autorità morale del pontefice, i moniti contenuti nell’enciclica “Laudato si'”. Ma nonostante questi ultimi siano confortati dal moltiplicarsi delle catastrofi climatiche in ogni parte del mondo, non c’è molto da illudersi su una risposta adeguata dalla prossima,ennesima conferenza sul clima, in programma a Parigi. “La miope costruzione del potere – annota Papa Francesco al paragrafo 178 della sua lettera pastorale – frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che ‘il tempo è superiore allo spazio’, che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che dominare processi di potere. La grandezza politica si  mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione”. Ma se le cose stanno così, dovranno essere i cittadini, ogni singolo uomo di buona volontà, a mobilitarsi per imporre, ebbene sì imporre, al potere politico questo dovere. Anche quando questo richiede una differente scala di priorità negli investimenti pubblici e il ridimensionamento di quelli privati. Consapevole, ciascuno di noi, del prezzo dovuto alla necessità di intaccare con equità il livello dei consumi superflui . Prima che sia troppo tardi (nandocan)

Marcia per la terra, in migliaia per le strade di Roma per Enciclica Papa Francesco

Dobbiamo imparare ad abitare il mondo in un altro modo: prendendoci cura gli uni degli altri e dell’ambiente che ci circonda, ci nutre, ci sostiene. E dobbiamo farlo ora, oggi.
Per questo la Marcia per la Terra che si è svolta ieri a Roma è stata importante. Perché ci spinge a cambiare atteggiamento, ne sottolinea l’urgenza. Perché ci aiuta a farlo collettivamente, a vincere la pigrizia, le paure, la rassegnazione che albergano in ciascuno di noi. Perché ci incoraggia a diventare protagonisti di una grande mobilitazione di coscienze, gruppi, chiese, associazioni, scuole, istituzioni che deve crescere ed estendersi in ogni dove.

8 novembre 2015

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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