Sul tema sanità informazione “schierata”. I Tg di mercoledì 4 novembre

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L’uso e l’abuso della terminologia militare o sportiva nell’informazione (guerra,battaglia,scontro,sfida,chi vince, chi perde,trionfo,sconfitta ecc.ecc.) denota una vecchia abitudine giornalistica di catturare l’attenzione del pubblico sollecitando lo schieramento dei personaggi intervistati prima ancora di avere documentato e chiarito le motivazioni del medesimo. Un percorso facile ma il più delle volte fuorviante, come se si potesse giudicare l’attualità come si compila la schedina del totocalcio (nandocan).

***di Luca BaldazziGli esiti dell’incontro tra il premier Renzi ed i presidenti delle Regioni, convocato in tutta fretta lo scorso lunedì per sminare le critiche sulla legge di stabilità, conquistano l’apertura dei Tg delle 20. Le linee editoriali stasera fanno però sentire il proprio peso, con il Tg1 che presenta la pace fatta tra Renzi e Chiamparino, mentre Tg5 parla di un nulla di fatto; anche per La7 l’incontro non è andato bene, mentre Tg2 illustra la “mediazione raggiunta” senza il favore dei tre presidenti Maroni, Toti e Zaia. Tg2 e TgLa7 riportano l’apertura del premier al tavolo dell’incontro, che rimprovera a stampa e regioni “il falso” di tagli alla sanità inesistenti.

Il Vatileaks 2 continua a furoreggiare (apertura per Tg2, Tg3 e Tg4) con le figure dei 2 arrestati che lasciano il campo agli elementi sostanziali che vengono fuori dai due libri “beneficiari” che riportano le spese pazze ed immorali della curia vaticana e le speculazioni del vecchio e nuovo Ior. I servizi illustrano i dettagli più raccapriccianti, mentre gli autori (Gianluca Nuzzi e Emiliano Filippaldi) sono ospiti, rispettivamente, su Tg4 e Tg1. Il Tg di Mario Giordano dedica un servizio alla totale estraneità di Francesco e all’azione riformatrice avanzata in questi anni; una difesa senz’altro superflua.

L’abbandono di tre deputati del Pd è accennato da quasi tutti (salvo, e ci sorprende, Studio Aperto e Tg4), mentre Mentana è l’unico a menzionare le dichiarazioni di Mineo su Renzi (sudditanza verso una “bella politica”), criticandole nettamente in quanto ulteriore esempio di politica sessista.

La cronaca giudiziaria, a vario titolo, si impone sulle scalette dei Tg. Molta carne al fuoco per quella criminale, con tutte le testate che riportano le sentenze, in primo grado ed in appello, per i casi Ceste e Falcioni. Grande attenzione all’assoluzione per non aver commesso il fatto dell’ex ministro Mannino nella prima sentenza di rito abbreviato sulla trattativa stato–mafia. TgLa7 riflette più degli altri sul peso che la sentenza potrà avere sul troncone principale. Spazio su tutti anche al day before del processo Mafia Capitale, con il commissario Tronca che ha appena firmato quell’atto che l’ex sindaco Marino avrebbe fortemente voluto siglare di suo pugno: la costituzione di parte civile di Roma Capitale.

La commemorazione del 4 novembre è presente sui maggior Tg, con Mattarella che compare anche su Mediaset: evenienza alquanto rara.
L’emergenza idrica di Messina, che rischia di restare senz’acque per altre 3 settimane, è titolo per Tg3 e Studio Aperto e ritorna per tutti nella parte bassa delle edizioni; in secondo piano scivola anche l’airbus precipitato in Sinai, mentre l’odierno disastro aereo nel Sud Sudan viene liquidato da quanti ne trattano come breve da studio. 

Il crollo in borsa dei titoli Volkswagen, affossati dal dieselgate e le avvisaglie di un potenziale “benzinagate” che rischia di seppellirli, e’ appannaggio esclusivo di TgLa7.

Segnaliamo l’attenzione continua del Tg3 alla questione profughi con una corrispondenza all’isola di Lesbo, davanti alle cui sponde ci sono stati altri drammatici naufragi con la morte di diversi bambini. Buono anche il servizio del Tg1 sul giornalismo della webtv emiliana (gestita da studenti) Corto circuito le cui riprese sono state rilevanti per l’inchiesta Aemilia di cui domani si apre il processo. Ottimo l’approfondimento del Tg2 sulle strutture ospedaliere della Capitale tra malasanità ed eccellenze, integrato da un’intervista alla ministra Lorenzin.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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