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I corvi e le cornacchie. I Tg di lunedì 2 novembre

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 ***di Lorenzo ColettaI clamorosi arresti – una volta tanto l’abusato aggettivo ci può stare – che svelano Il nuovo scandalo in Vaticano, già battezzato dai media “Vatileaks 2”, sono l’apertura stasera per i Tg Rai e Tg4. La fuga di notizie riguardo dossier riservati e le stesse conversazioni del Papa, di cui sarebbero “beneficiari” due giornalisti autori di due libri in uscita, è seguita con la massima attenzione da tutte le testate. Tg3 e Tg La7 offrono le migliori e più chiare ricostruzioni, tentando di illustrare la personalità dei due soggetti finiti sotto i rigori della Giustizia d’Oltretevere: un alto prelato dell’Opus Dei e una giovane Pr cui qualcuno ha dato accesso alle stanze più segrete del Vaticano. Scontati i riferimenti ai tradizionali corvi e rapaci vari: un po’ poco per una vicenda che paradossalmente mostra le sfumature tipiche del malcostume e della corruzione italiana, sullo sfondo di una lotta di potere tutt’altro che celeste.

Lo scontro tra la Conferenza delle Regioni ed il Governo sulla Legge di Stabilità trova ampio spazio sui Tg delle 20 con la replica piccata del Premier Renzi che ha convocato un incontro lampo con in Governatori per questo mercoledì, promettendo che “ci sarà da divertirsi”. Tra i Tg più schierati, quelli Mediaset accostano alle proteste di Chiamparino e Toti le dichiarazioni del presidente Inps Tito Boeri, criticato oggi da tutto il mondo politico per una proposta di tagli su pensioni e vitalizi; Tg4 ci confeziona attorno il solito servizietto indignato che non a caso mette alla berlina solo i politici di centrosinistra rei di percepire sostanziosi vitalizi. Mentana, riferite le posizioni delle Regioni, sposa comunque la linea di Renzi sui tagli agli sprechi degli enti locali e della sanità.

Alla ripresa del processo contro Bossi e c., che farebbero scorgere un coinvolgimento degli attuali vertici della Lega nell’utilizzo dei fondi elettorali ottenuti fraudolentemente, sono dedicati un titolo da Tg La7 e servizi per Tg1 e Tg3. Lo scontro è ora tra il “vecchio” (Bossi-Belsito) e il nuovo (Maroni-Salvini). La notizia evidentemente non incontra l’interesse di Mediaset, che puntualmente la ignora.

La rivolta degli imprenditori di Bagheria – feudo della cosca di Provenzano – contro il pizzo e la conseguente ondata di arresti, ottiene diversi titoli. Molto alto il servizio di Tg2. Presentando il servizio, Mentana segnala con amarezza che i racconti dei commercianti iniziano parlando di “lire” per poi proseguire con gli euro: una grande continuità la cui rottura acquista maggior valore.

Il maltempo e le devastazioni che hanno colpito la Sicilia e la Calabria sono presenti in tutte le scalette, ma in taglio basso. Sono i Tg Mediaset, come di consueto, ad offrirci le coperture più efficaci.

Il trionfo alle elezioni in Turchia del partito di Erdogan che, a dispetto delle previsioni, ha di nuovo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, è titolo per Tg3 e Tg La7. Le molte ipotesi sull’aereo precipitato in Sinai, con i sospetti crescenti che possa essersi trattato di un attentato, sono invece apertura per Studio Aperto e Titolo per Tg1, Tg3, Tg4 e Tg5. In controtendenza con le scorse giornate, che avevano visto le tematiche dell’immigrazione godere di una maggiore attenzione, stasera solamente Tg2 dedica uno spazio ai viaggi dei disperati facendo raccontare in prima persona ad un profugo ospite in un Cara il proprio viaggio infernale, utilizzando non le parole ma il disegno che ne rievoca i momenti più drammatici.

Il quarantesimo anniversario dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, ancora avvolto da un insopportabile mistero, è celebrato dalle testate Rai e Tg5 con numerose testimonianze; Tg3 dedica al poeta e regista l’omaggio forse più appropriato, parlando di un’icona ancora viva nella memoria della società, ma che va rivisitata attraverso il rapporto diretto con le sue opere, piuttosto che relegata ad aneddoti e alla nostalgia.

Lorenzo Coletta

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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