L’IRES e i profughi. I Tg di martedì 27 ottobre

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***di Alberto Baldazzi– Ieri avevamo segnalato l’attenzione “a macchia di leopardo” sul tema rom che i Tg (alcuni più di altri) mostrano seguendo ognuno la propria linea editoriale. Anche stasera notiamo che su di un’altra questione centrale nella comunicazione, quella dei profughi, le diverse testate – come è sempre legittimo – si comportano come ritengono più opportuno. Un esempio? Le notizie allarmanti sul flusso dei profughi, sulle difficoltà dell’accoglienza, sulla presunta conseguente insicurezza degli italiani, hanno campeggiato per mesi su tutti, e in particolare sulle testate Mediaset. Nella serata in cui i 3 Tg Rai e La7 “aprono” sulla buona notizia del probabile ok di Bruxelles ai 3 miliardi abbondanti di “sforo” per la legge di stabilità come riconoscimento degli sforzi per l’accoglienza (data per certa da Mentana), a Cologno Monzese la notizia risulta non pervenuta, se si escludono pochi secondi da studio su Tg5. E questo malgrado quello spazio economico sarebbe utilizzato per la riduzione dell’Ires alle aziende. Come dire: sull’immigrazione non sono possibili buone notizie, neanche “di rimbalzo”.

Ma questo è un Paese in cui la retorica la fa da padrona, e così il caso del bravo cittadino ucraino ucciso a fine agosto da due malviventi perché tenta di impedire una rapina in un supermercato del napoletano, anche su Mediaset diventa meritevole d’attenzione, tanto più nel giorno in cui viene reso pubblico il video dell’eroico tentativo finito tragicamente. En plein su tutte le testate, sempre più trascinate ad usare immagini shock per riempire le scalette.

La sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione ai prefetti che impugnano i registri comunali delle unioni omosessuali, rinfocola le polemiche, tanto più che il magistrato estensore ha manifestato pubblicamente la sua contrarietà alle unioni non etero. Sarebbe meglio, forse, prendersela con il Parlamento, e con i ritardi nel varo della legge che (sempre forse) vedrà finalmente la luce nei prossimi mesi. Titoli su tutte le testate, con TgLa7 che si esprime sulla gratuità e inevitabilità delle polemiche: dalla “toghe rosse” alle “toghe conservatrici”.

I due assassinati a Roma a colpi di pistola (presenti su tutti) fanno parlare Tg4 di “Capitale violenta”, riecheggiando titoli di film in voga negli anni ’70.

TgLa7 dà spazio a due notizie che non compaiono sugli altri: l’elenco dei “diffidati” e degli “squalificati” nelle Aule parlamentari, con assonanze con quello dei “cattivi” del calcio; l’allontanamento da Palermo della magistrata che si occupava della gestione dei beni sequestrati alla mafia (se ne era occupato nei giorni scorsi Tg5) che avrebbe commesso numerose scorrettezze, tra cui quella di aver fatto per anni la spesa in un supermercato strappato all’economia criminale senza mai passare per le casse.

Chiudiamo segnalando l’ottimo approfondimento del Tg2 a 40 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini: non solo la riproposizione del giallo della sua morte, ma una seria ricostruzione delle tante intuizioni nella lettura della società italiana degli anni ’60 e ’70 da parte dei uno dei più grandi intellettuali del ‘900.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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