Tg sotto pressione. I Tg di martedì 20 ottobre

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Serata ricca di notizie ma con poche novità di rilievo, almeno per la rassegna a volo di uccello e con scarsi riferimenti al contesto (giusta l’osservazione di Baldazzi) a cui sono abituati i tg. Salvo in qualche occasione passare da un estremo all’altro, dedicando a un solo fatto di cronaca metà del giornale. Quanto alla relativa uniformità dei sommari e delle coperture, che si distinguono il più delle volte solo per l’ispirazione politica o commerciale dell’editore, mi conferma nel convincimento che una riduzione del numero delle edizioni, soprattutto per chi ha la testata all news come la RAI, non farebbe gran danno (nandocan).

***di Alberto Baldazzi – I Tg di serata arrancano dietro le notizie di giornata: tanta carne al fuoco.
L’ulteriore puntata della “marineide”, con il Pd inbarazzato per l’eventuale ripensamento del sindaco dimissionario; la sentenza della Consulta che rigetta il ricorso di De Magistris e riapre la vicenda della sospensione del sindaco di Napoli così come del governatore della Campania De Luca; il ripensamento di Renzi sull’Imu e la Tasi per i castelli e le case di lusso; le indagini sui vertici di BankItalia per la vicenda legata alla Banca Popolare di Spoleto; lo sconcerto di molti – chissà quanto motivato – per l’accusa di “omicidio volontario” al pensionato di Vaprio D’Adda che ha ucciso uno dei tre rapinatori che si è trovato in casa.

Andando con ordine, la “resistenza” (Tg2 e Tg3) ed il “contrattacco” (Tg1,Tg4 e Tg5) di Marino aprono una nuova pagina in una vicenda che assume sempre più i toni di una “tragedia” (Tg4) o di un dramma shakesperiano. Tg3 “apre” sulla resistenza del sindaco subito placcata dal niet del Pd sul suo eventuale ripensamento. Una cosa, a noi, appare certa: Marino si conferma un pesce fuor d’acqua, un marziano che difende la sua diversità contro tutto e tutti, e non è detto che questo non sia un valore. L’atteggiamento dei Tg è abbastanza moderato, se si esclude Tg4 che cuce addosso al sindaco dimissionario gli abiti del mentitore e del fanfarone. Sempre su Roma, mentre tutti i Tg riportano l’anteprima – andata in onda oggi – del processo su Mafia Capitale (ma si partirà realmente il 5 novembre), Mentana propone il primo sondaggio sul voto di primavera. Non serviva la sfera di cristallo per immaginare un Pd più che dimezzato nei voti, un M5S prima forza della città ma anche una ipotetica lista Marino intorno al 10%.

La sentenza della Consulta sul ricorso del sindaco De Magistris contro la legge Severino, data come breve da studio dai Tg delle 19, è presente nei titoli di quelli delle 20 anche se, a nostro avviso, i servizi mancavano dei necessari riferimenti per spiegare tutti i possibili risolvi della vicenda. Analoga copertura, ovvero scarsa comprensibilità, ottengono le indagini che vedono il Direttore di BankItalia Ignazio Visco indagato per corruzione e truffa nella vicenda che riguarda la Banca Popolare di Spoleto.

Renzi “cambia idea” sull’Imu e Tasi – che rimarranno “su ville e castelli”- : è la minisvolta di giornata e la troviamo in apertura per Tg1 e Tg2. Nessun Tg coglie il ramoscello di ulivo lanciato alla minoranza del Pd.

Continuano a metà edizione un po’ per tutti le coperture dalle zone alluvionate dal Sud Italia, con collegamenti da una Benevento flagellata (titoli solo per Mediaset). I dati preoccupanti sulla sanità, cui ampi strati di popolazione non farebbero più ricorso per impossibilitàà economiche, sono riportati da quasi tutti i Tg (titolo per Tg3 Tg4).

Resta alta l’attenzione sugli scontri in Palestina, nel giorno della visita a Gerusalemme di Ban Ki Moon (titolo per Tg La7, servizi per Tg1, Tg3 e Tg5). Cresce l’attenzione alla rotta balcanica, con coperture dal confine croato per Tg3 e Tg5. Tg4 titola sul fallimento delle politiche di distribuzione dei 40.000 profughi che per il Tg di Rete 4 rischiano di rimanere in Italia. Anche Tg5 ne parla.

In una giornata così carica di notizie, le testate Mediaset scelgono comunque di aprire sulla cronaca nera con il pensionato milanese che fa fuoco ed uccide uno dei suoi rapinatori (un ragazzo dell’est Europa). Lo sconcerto cui accennavamo nasce dal fatto che gli inquirenti stiano indagando il pensionato per omicidio volontario. Una vicenda che attrae come una calamita le dichiarazioni della Lega Nord in favore dello sparatore. Su Studio Aperto e Tg4 compaiono diversi servizi fortemente intrisi del Salvini pensiero. Presente nei titoli di tutti gli altri Tg, con l’eccezione di La7. Nostra valutazione: questa emotività nelle redazioni giornalistiche non è, forse, eccessiva? Non sarebbe meglio, all’inizio dell’inchiesta su di una drammatica vicenda, far lavorare in tranquillità la magistratura?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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