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96 giornalisti denunciati per aver pubblicato gli atti di Mafia Capitale. Fnsi: “Vicenda indegna di un Paese civile”.

mafia capitale

Condivido il commento del sindacato e dell’associazione a cui sono iscritto. E’ un classico esempio di “querele temerarie”. Il gruppetto di avvocati penalisti che ha presentato l’esposto alla procura di Roma approfitta del ritardo del parlamento nel prevedere una sanzione adeguata per chi le presenta. Una provocazione che con ogni probabilità farà solo perdere tempo alla giustizia ma, qualunque sviluppo abbia, dovrebbe, come ha dichiarato il segretario della FNSI Raffaele Lorusso, “far riflettere la politica sull’opportunità di una delega in bianco al governo su una materia così delicata” (nandocan).

***da articolo 21, 18 ottobre 2015 – “In un Paese che si dice democratico è impensabile che si disponga una denuncia collettiva per 96 giornalisti, 78 cronisti e 16 direttori, ‘colpevoli’ di aver illuminato con il loro lavoro uno dei peggiori scandali della storia d’Italia e forse il più triste della storia della Capitale”.
Così il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, commenta la vicenda dei giornalisti divenuti oggetto di un esposto di alcuni avvocati della Camera penale di Roma alla Procura della Repubblica per “la pubblicazione pedissequa in articoli di stampa di atti, o stralci degli stessi, di un procedimento penale in fase di indagine” in relazione al caso di Mafia Capitale.

“Torna in voga – osserva Lorusso – l’idea che si possa tentare di imbavagliare la stampa impedendo la pubblicazione di intercettazioni tra l’altro non più coperte da segreto istruttorio: è l’ennesimo esempio che deve far riflettere la politica sull’opportunità di una delega in bianco al governo su una materia così delicata. È anche a causa di episodi come questo che l’Italia occupa il 73esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa. È preoccupante che si sferri un attacco così rozzo e plateale alla libertà dei cronisti di informare e al diritto dei cittadini ad essere informati: chi l’ha concepito farebbe bene a rileggere quanto stabilito in modo assolutamente inequivocabile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nelle numerose sentenze in materia di libertà di espressione e diritto di cronaca. Oltre che la totale solidarietà della Federazione nazionale della stampa italiana, ai colleghi finiti nel tritacarne giudiziario va rivolto l’invito a proseguire il loro lavoro nell’interesse esclusivo dell’opinione pubblica, senza lasciarsi condizionare da tentativi di intimidazione che qualificano chi li compie”.

“L’esposto denuncia presentato da alcuni avvocati contro 78 cronisti e 18 direttori che hanno “osato” raccontare mafia capitale pubblicando documenti ed intercettazioni, peraltro in possesso delle parti, si configura come un esempio classico di “querele temerarie”. Lo affermano in una nota Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21.
“La denuncia, molto probabilmente, non conseguirà altro risultato che quello di far perdere tempo a giudici e cronisti, ma tuttavia ripropone il tema della assenza di una norma che scoraggi questo tipo di denunce, prevedendo una sanzione a carico di chi ostacola il diritto di cronaca.
Articolo 21, che condivide le parole del segretario della Fnsi Raffaele Lo Russo, ritiene che siano ormai maturi i tempi per una iniziativa nazionale contro i bavagli di qualsiasi natura e colore”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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