Stabilità contestata. I Tg di giovedì 15 ottobre 2015

Come raccontare ai telespettatori le novità della finanziaria (legge di stabilità) senza limitarsi al gioco scontato della contrapposizione tra gli spot propagandistici (o tweet) del governo e dei suoi avversari politici? Semplice. Dedicando lo spazio e il tempo necessari ad una spiegazione per tutti comprensibile delle diverse misure e alla incidenza onestamente prevedibile delle stesse sull’economia nazionale e domestica, limitando all’essenziale la grafica sulle cifre. Quanti lo fanno e quanti, in ossequio alla tradizione, prendono ancora in prestito la bilancia del bene e del male dall'”editore di riferimento”? La risposta cercatela voi nell’osservatorio di Baldazzi ma soprattutto nella vostra esperienza. (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – Il varo della legge di stabilità da 27 miliardi è apertura per 5 dei Tg di serata. Presenti fin dai titoli gli slogan del presidente del Consiglio, i cui hastag – “le tasse vanno giù” e “Italia con il segno più” – si offrono tanto alla comunicazione online che a quella televisiva, finendo col determinare “in reverse” anche il tono delle risposte degli avversari politici. Le misure – l’abolizione della Tasi e dell’Imu sulla prima casa, risorse contro povertà e precariato, limitate forme di flessibilità pensionistica, canone Rai inserito in bolletta, aumento delle quota delle spese in contanti – sono spiegate con maggiore chiarezza da Tg1 e Tg3, che riprendono nel dettaglio le molte critiche sollevate dai partiti d’opposizione e da diverse parti sociali. TgLa7 presenta “l’abisso” tra le posizioni di Confindustria e quelle dei sindacati, con la Cgil che parla di un “Paese con 4 segni meno”; spazio anche ai dubbi sulle coperture, con Tg4 che in un servizio a commento le fa proprie, dando per scontato che non ci siano.
La trasferta di Renzi al Consiglio d’Europa, dove tra le altre cose si tesse la tela finalizzata ad ottenere dalla Commissione ulteriori margini in virtù della clausola migranti (3 miliardi), in modo di anticipare il taglio dell’Ires dal 2017 al 2016, è seguita dai Tg Rai e La7, mentre latita sulle testate Mediaset.

L’intervento del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon, in visita al Parlamento per il 60esimo anniversario dell’adesione al’Onu, che ringraziando l’impegno dell’Italia nell’affrontare l’emergenza profughi ha riaffermato la necessità di un impegno comune europeo, è titolo per Tg1 e Tg3 mentre viene completamente ignorato dai Tg di Cologno Monzese.

Il bilancio del maltempo al centro-sud sale a 5 morti e riempie le edizioni di servizi e collegamenti da Tivoli, Benevento ed altre città semi sommerse. Titoli per tutti ed apertura per Tg5 e Studio aperto, che con Tg4 offre la maggiore copertura (quasi metà edizione) dalle aree colpite. Sin dai titoli Mentana prefigura come ai danni sul territorio seguirà il “solito strascico polemico” sul “disastro annunciato”. Buono il servizio del Tg1 sulle diverse misure attuate dall’amministrazione di Tivoli contro abusivismo e cementificazione selvaggia.
Gli strascichi dello scandalo Volkswagen con le inchieste della procura di Verona su alcuni manager della sede italiana, sono titolo per Tg1, Tg3 e Tg La7.

Il caso Regione Lombardia, con l’interrogatorio di 4 ore a Mantovani, è ancora presente su Rai e La7 mentre su Mediaset pare eclissarsi. Tg5 vi dedica trenta secondi da studio, occupati dalle dichiarazioni di Maroni e accomunati (come ieri) da un ben più corposo servizio sulla corruzione capitolina, presente per altro su tutte le testate per l’ennesimo guasto nella Metro A. Sempre su Roma, Mentana ci ricorda che, “estirpato” il sindaco Marino, rimane da estirpare Mafia Capitale, per la quale il processo inizierà il 5 novembre e che, secondo indiscrezioni di fonte prefettizia, è rappresentata tuttora da almeno 101 “nomi” di pubblici funzionari collusi.

L’intifada dei coltelli stasera titolo solo per Tg5. La decisione di Obama di mantenere un contingente di 5.500 soldati in Afghanistan anche oltre il 2016, data originariamente prevista per il ritiro, è alta su TgLa7 e bassa su Rai e Mediaset.

Segnaliamo infine un buon servizio del Tg3 sulla manifestazione dei braccianti agricoli a Bari, nata a seguito della morte di alcuni lavoratori(6 solo negli ultimi mesi) e che ha visto sfilare assieme italiani e migranti accomunati dallo sfruttamento del caporalato.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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