Tra Roma e Bruxelles. I Tg di mercoledì 14 ottobre

Schermata 2015-10-15 a 00.07.39

  ***di Luca BaldazziIl lungo intervento in Parlamento del Presidente Renzi, alla vigilia del Consiglio d’Europa di domani e dopodomani sui temi dell’immigrazione, è nei titoli per le maggiori testate ma non guadagna nessuna apertura. La rivendicazione del successo italiano nell’ottenere dall’Europa un cambiamento nelle politiche sull’immigrazione e la visione dell’intricato scenario mediorientale, su Studio Aperto e Tg4 non ottengone neanche menzione, mentre TgLa7 titola sull’attacco quasi diretto alle politiche francesi che nel recente passato condussero ai bombardamenti in Libia. Bombardare, dice Renzi, non serve. Serve invece una strategia complessiva che veda l’Europa coprotagonista.

Grande attenzione ricevono dai Tg delle 20 le ipotesi di flessibilità sulle pensioni presenti nella Legge di Stabilità che sarà varata domani (apertura per Tg1 e Tg La7). Tra le molte misure ventilate e/o proposte – abolizione di Imu e Tasi, investimenti per il sud e canone Rai in bolletta – Tg La7 e Tg2 tornano a mettere a fuoco le polemiche sull’aumento del tetto sul contante – da 1.000 a 3.000 euro – che fa storcere il naso alla minoranza Pd e ai sindacati.

La spaccatura interna all’Ncd con le dimissioni di Quagliariello e la ventilata formazione di un nuovo gruppo al Senato è tra i primi titoli di tutte le testate e ripresa dai Tg di Cologno monzese. Studio Aperto titola su Renzi “che perde un altro pezzo”. Di questi tempi – vedo il caso dei verdiniani – l’affermazione appare fuori luogo. Sempre in tema di divisioni in Parlamento, Mentana segue la diretta della votazione del Ddl Boccadutri, misura che sbloccherà gli arretrati 2013-14 sul finanziamento pubblico ai partiti, oggetto delle accese proteste di M5S per la sua velocissima calendarizzazione.

Avevamo notato ieri come le testate Mediaset una volta tanto non hanno messo la testa sotto la sabbia davanti agli scandali in Regione Lombardia; anche stasera lo riportano, affiancati però alla vicenda romana di appalti pilotati. Tg5 vi dedicata l’apertura, con il primo servizio è incentrato sull’ennesimo caso di corruzione capitolina, tentando di fare di ogni erba un fascio: ma probabilmente, proprio questo era l’obbiettivo. Idem Studio Aperto e Tg4, che rilanciano le dichiarazioni difensive di Maroni e Salvini. I Tg Rai presentano separamente le vicende, e visto che nel caso milanese risulta implicato il Vice Presidente regionale Mantovani, mentre in quello romano “solo” un funzionario del comune, la scelta risulta più corretta.

Il “mea culpa” di Papa Francesco durante l’udienza generale con le scuse per “gli scandali che ci sono recentemente stati sia a Roma che in Vaticano” è apertura per Tg2, Tg3 e Tg4, con i servizi dei Tg Rai che cercano di passare in rassegna le colpe cui il Pontefice allude, pur senza esplicitarle. Tutte le testate riportano le dichiarazioni di Padre Lombardi che esclude riferimenti ai recenti eventi della politica e della cronaca della Capitale. Sempre a proposito di Roma, l’impegno preso dal sindaco dimissionario Marino della pedonalizzazione integrale dell’area dei Fori Imperiali viene presentato dai Tg di serata come “la sfida finale”. TgLa7 vi dedica un titolo, parlando di “ultimo atto”.

Il maltempo che si è abbattuto sull’Italia centrale provocando 3 morti e l’esondazione del fiume Aniene è a mezza edizione per tutte le testate.

I disordini in Israele per l’ “intifada dei coltelli” questa sera scendono nelle impaginazioni, anche se attentati, morti e feriti si ripropongono drammaticamente nelle ultime ore. Sempre per gli esteri segnaliamo un ottimo approfondimento del Tg2 sulla situazione dell’Ucraina dell’Est che propone 3 lunghi servizi presentando uno spaccato del paese diviso tra chi guarda a Mosca e chi a Bruxelles.
Sempre più spesso i Tg (quelli Mediaset, ma anche Tg1 e TgLa7) presentano promo di rete, camuffati da titoli che poco hanno a che fare con le notizie e molto, invece, con la disciplina di squadra. Stasera Tg4 e Tg5 promuovono un docufilm realizzato da Gigi D’Alessio sulla terra dei fuochi, in onda in seconda serata su Rete4. Per una volta, almeno, l’argomento non risulta banale.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti