Ancora lui. I Tg di martedì 13 ottobre

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Nel riferire dei festeggiamenti e delle proteste per quella che viene frettolosamente annunciata come “la fine del bicameralismo perfetto”, che di per se sarebbe ottima cosa, e che non pochi costituzionalisti di prestigio considerano tuttavia come “la peggiore riforma” possibile (vedi in proposito anche l’articolo pubblicato ieri su questo blog), Baldazzi trascura di segnalare l’appello espresso nel suo intervento dal presidente emerito Napolitano, citato in alcune testate, perché si tenga conto, con una revisione dell’Italicum, di tutte “le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e di equilibri istituzionali” (nandocan)

***di Alberto Baldazzi – Nelle scorse settimane, con lo spegnersi delle polemiche interne al Pd, la Riforma Costituzionale aveva avuti gli onori della cronaca solo per le intemperanze dei senatori delle diverse opposizioni. Con l’odierna conclusione dei lavori a Palazzo Madama, quasi tutti i Tg aprono sulla fine del bicameralismo perfetto. Ospite al Tg1, la Ministra Boschi manifesta intera la soddisfazione del Governo. I Tweet di Renzi e il suo consueto ottimismo sulla fine della stagione dei gufi compaiono su tutte le maggiori testate. Tanto lo spazio anche alle proteste delle opposizioni con le dichiarazioni di Berlusconi che, ripreso da Mediaset ma anche dai Tg Rai, parla di “emergenza democratica”.

L’intervento di Giorgio Napolitano è ripreso con maggior enfasi da Tg La7 che riconosce all’ex Presidente della Repubblica il merito di aver avviato e imposto questa complessa stagione di riforme, un lavoro il cui valore lo stesso Napolitano conferma con grande coerenza. Le animate e irrispettose contestazioni che ne sono seguite, tra cui quelle di Scilipoti, e l’abbandono dell’Aula da parte di quasi tutte le opposizioni, figurano già nei titoli come “nota di colore”. Il contrasto tra il Senatore di Forza Italia e quello a vita non merita commenti.

L’arresto del vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, uomo forte di Forza Italia e del centrodestra, indagato per corruzione e concussione per appalti nella sanità, è apertura per Tg4 e titolo per tutte le altre testate, con Mediaset che una volta tanto non mette la testa sotto la sabbia.

Le rotture nella maggioranza sul tema delle coppie gay sono titolo per Tg3 e Tg La7 e servizio per tutti gli altri, a poche ore dall’arrivo in Aula del testo. Tg4 e Studio Aperto parlano a lungo, manifestando una tendenziale apertura, delle donne che a Napoli hanno ottenuto l’iscrizione del neonato di una delle due come “madre e madre”. Qualcosa si muove, e la dimostrazione è il passaggio alla Camera del testo sullo ius soli: titolo per Tg3, che nell’illustrarlo parla anche di ius culturae, ossia del diritto acquisito dai bambini figli di stranieri che studiano per almeno 5 anni nelle nostre scuole di venire riconosciuti come cittadini italiani. Questa (per il momento “a metà”) grande svolta di civiltà avrebbe meritato maggiore attenzione.

La nuova intifada si colloca a metà edizione per tutti i Tg. Tg3, Tg1 e Tg5 riprendono gli scioperi ad Ankara contro la repressione del governo Erdogan. Sempre Tg5 dedica un titolo al grave appello di Frontex che chiede maggiori fondi per gestire l’emergenza profughi: raro esempio di sensibilità, tanto più se proviene da Cologno Monzese.

Continua un po’ su tutti il toto dopo-Marino, a dimostrazione che l’informazione mainstream (e non solo) non può prescindere dal marcamento stretto (e qualche volta dall’anticipo) della politica.

Buona l’attenzione sui Tg Rai e Tg5 alla seconda inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, che oggi ha visto aumentare il numero dei tutori dell’ordine nel registro degli indagati.

Ci siamo stropicciati gli occhi nel seguire un lungo servizio sul turismo dell’orrore, ovvero quello che fa dei luoghi dei maggiori casi criminali la meta di nutrite comitive morbose. Del servizio ci è piaciuto anche il tono critico e credibile. Un po’ meno credibile è il pulpito da cui è provenuta la predica, trattandosi di Studio Aperto, ovvero della testata che fa della cronaca criminale uno dei suoi core business.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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