Sotto il polverone i problemi reali. I Tg di mercoledì 7 ottobre

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 ***di Alberto BaldazziQuella la che ieri abbiamo chiamato “aria fritta”, ovvero le polemiche sterili sulla correttezza o meno del governo per la supposta decisione di iniziare a bombardare l’Isis in Iraq tenendo allo scuro il Parlamento, nei Tg di serata è svaporata lasciando il posto al più che legittimo dibattito sulla sostanza: bombardare sì – no in ogni caso ai bombardamenti. Anche se può interessare poco teniamo a precisare che la nostra critica di martedì era di natura “professionale”, ovvero rivolta all’approssimazione e, talvolta, alla strumentalizzazione con cui parte dell’informazione mainstream affronta le notizie accettando e facendo propria la vulgata delle diverse posizioni della politica. Tutto il contrario del mestiere del giornalista. Archiviata la “scorrettezza” figlia delle consuete tensioni politiche, nasce comunque il problema di come si schiereranno l’opinione pubblica e le sue sdrucite rappresentanze politiche se, veramente, si dovesse decidere sui bombardamenti in Iraq. Per TgLa7 c’è la possibilità che si coaguli nuovamente l’ultima versione dello schieramento pacifista, quello contrario alla seconda guerra in Iraq. Tg1 segnala che nascerebbero con ogni probabilità nuove tensioni all’interno del Pd, e intervista Speranza che ”mette avanti le mani”. Paradossalmente la destra da una parte continua a battere sulla farraginosità e la scorrettezza del governo (titolo Tg5), dall’altra voterebbe senz’altro a favore di un’ipotetica proposta Gentiloni-Pinotti che modifichi le regole d’ingaggio dei militari italiani che già operano attualmente in Iraq all’interno della coalizione anti-Isis.

Passando agli esteri “propriamente detti”, primo o secondo titolo per tutte le maggiori testate sulla situazione dei cieli siriani, cui sta seguendo un’avanzata dell’esercito di Assad supportato dai jet russi. Apertura per Tg3 e Tg5. Per Mentana il braccio di ferro Usa-Russia ricrea un clima da guerra fredda, seppure in scala ridotta. Grande spazio su tutti (in primo luogo su Mediaset) per il rapimento nelle Filippine dell’ex missionario italiano.

La questione profughi conquista nuovamente ampio spazio, ma c’è da segnalare che la dichiarazione di morte pronunciata dalla Merkel nei confronti del trattato di Dublino, avrebbe meritato titoli e aperture su tutti, visto il dibattito interno e l’azione del governo italiano negli ultimi 18 mesi. Titoli solo su Tg1 e Tg3.
Abbiamo lamentato più volte la scarsa presenza nei Tg dei casi di buona accoglienza. Stasera Tg1 propone un servizio sul senza tetto equadoregno che tiene puliti i giardini di un quartiere romano (dove vive all’interno di una vecchia auto dismessa) e che, per questo, ha conquistato l’affetto e la solidarietà di molti cittadini.

Il “calo di tensione”, se non altro per stanchezza, del dibattito sulla Riforma Costituzionale in Senato, con il ritiro di parte degli emendamenti delle opposizioni, è registrato da tutti i Tg: aperture per Tg1, Tg2 e Tg La7. Le reti Mediaset danno voce comunque alle dure proteste di Berlusconi contro lo strapotere della maggioranza; le stesse testate mancano anche di riprendere la rottura in Senato tra FI e gli altri partiti d’opposizione sull’articolo che semplificherebbe eventuali entrate in guerra del nostro Paese.

Il gioielliere che ad Ercolano uccide due rapinatori armati di pistola giocattolo è, ovviamente, molto presente nei Tg. Apertura per Tg4 e titolo anche per Tg La7. Il Tg di Rete 4 ci informa – non ne avevamo dubbi – che Salvini è dalla parte dello sparatore e, per soprammercato, produce un lungo elenco dei casi di “giustizia fai da te”. La cronaca propone anche “l’ennesimo caso di femminicidio” (apertura per Studio Aperto”) consumato a Milano. Anche i Tg Rai questa sera danno titoli ed ampio spazio alla cronaca nera.

Anche stasera si parla di Marino ma, una volta tanto, la notizia c’è: come racconta ampliamente Tg La7 la decisione di ripagare di tasca propria parte delle spese fatte con la carta di credito del comune serve a inchiodare Ignazio Marino a responsabilità forze piccole ma indiscutibili.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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