Fiato alle trombe. I Tg di martedì 6 ottobre

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Normalmente un ministro della difesa che si rispetti non parla di “aria fritta” ai giornalisti. E poi, se non sbaglio, non è la prima “pinottata” del genere. Meno male che Mattarella c’è (nandocan). 

***di Alberto BaldazziLe voci sull’ipotesi di un coinvolgimento delle forze aeree italiane nel conflitto in Medio Oriente, pubblicate meritoriamente dal Corriere della Sera, spostano i riflettori dei Tg di serata dalle bagarre al Senato agli scenari di guerra e fanno esplodere le polemiche tra le forze politiche. Tutti i Tg riportano nei titoli le alzate di scudi delle opposizioni che accusano il governo di voler far entrare in guerra il Paese senza passare per il Parlamento. Ovviamente ciò non è possibile, ma un conto è la legittima opposizione politica ad avallare azioni militari all’estero, un conto è l’attacco ad una decisione che non è stata presa e, conseguentemente, non ancora proposta alle Aule. L’intervento del ministro della Difesa Pinotti su Tg1, che ribadisce che “eventualmente” una modifica delle regole d’ingaggio in Iraq verrebbe portata, come di procedura, alle Aule parlamentari, non basta a tagliare la testa al toro né per le forze politiche, né per l’informazione. Anche Mentana, di solito inappuntabile, non spiega ai suoi telespettatori che si sta parlando, al momento, di aria fritta. L’intervento del Presidente Mattarella, che rivendica la necessità di una strategia internazionale e, rivolto alla Russia, sconsiglia interventi unilateriali, è primo titolo per Tg1 ed alto su tutti.
L’altro aspetto del conflitto in Medio Oriente, l’emergenza migranti, riaffiora su tutti i Tg dopo giorni di silenzio quasi generale: apertura per Tg5, titoli per Tg1, Tg3 e Tg La7. Alle 100 vittime nelle ultime 48 ore nel Mediterraneo si aggiungono le nuove ondate di profughi (fino a 3 milioni secondo Tg5) che l’aggravarsi del conflitto siriano è destinato a produrre. Mentana si mostra scettico sulle politiche di ricollocazione dei Paesi europei che, con il varo delle prime concrete ricollocazioni che riguardano solo 20 profughi, equivale a voler “svuotare il mare con un cucchiaino”.
Con l’attenuarsi delle polemiche a Palazzo Madama, l’iter della riforma costituzionale passa in secondo piano nulle scalette dei Tg. Il “silenzio surreale” che ha accompagnato alcuni articoli del disegno Boschi fa parlare Tg5 di una rinuncia delle opposizioni. Tg2 coglie questo nuovo scenario parlando di “aplomb” del Senato rispetto alle ben più movimentate e scomposte recenti sedute dell’aula di Palazzo Madama.

Il (supposto) mancato accordo tra Berlusconi e Salvini nel recente incontro avvenuto lontano da giornalisti e microfoni campeggia nei servizi dei Tg Rai, mentre a Mediaset risulta non pervenuto.
Tg4 riprende oggi la querelle sull’ipotesi di collegare il canone Rai alla bolletta dell’energia elettrica, che già ieri era stata trattata con toni agguerriti da Mentana. TgLa7, però, aveva almeno dichiarato l’imbarazzo di occuparsi del Servizio Pubblico da parte di una rete commerciale (La7) che è sua concorrente. Su Mediaset non si hanno queste accortezze.
“L’Italia può crescere come è più della Germania”, recita il Fondo Monetario Internazionale: servizi per Rai e La7, ma non per Mediaset, per altro recentemente alquanto “governativa” sui temi dell’economia.
Sparare sul “pianista” sembra oramai lo sport nazionale dell’informazione televisiva (e non solo). Stiamo parlando ancora una vota del Sindaco Marino. Segnaliamo che mentre la notizia vera (per altro preannunciata) sarebbe quella degli esposti di M5S, Fratelli d’Italia e Lista Marchini relativamente alle carte di credito utilizzate dal primo cittadino della Capitale, sull’informazione di serata l’apertura (obbligatoria) di un fascicolo nella vulgata diventa l’ “inchiesta della Procura della Repubblica”. Tg4 si scatena e manda in onda un lunghissimo servizio fatto di immagini di Marino, ricevute di ristoranti, audio di canzoncine più o meno popolari, e zero commento giornalistico.
Alberto Baldazzi

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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