Mondazzoli, Rai3 e la deriva monoculturale

rca-mondadori

Complimenti a Barbara per un commento molto appropriato. Più che alle fortune politiche di Berlusconi, ormai sempre meno probabili, la “Mondazzoli” potrà servire al rafforzamento del pensiero unico e indirettamente alle fortune del Partito della nazione. Condivido. E quanto agli attacchi a RAI 3 e al Tg3 per scarsa partecipazione al renzismo, penso anch’io che il pericolo non sia quello di una riedizione di editti “bulgari”. Ci sono leadership che cercano il consenso con un programma politico convincente. Altre contano sull’apprezzamento dell’azione di governo per la tutela di particolari interessi. Il marketing di Renzi – come ieri quello di Berlusconi – si affida principalmente alle delusioni per il passato e all’entusiasmo, comunque suscitato, per mirabolanti prospettive future. Per un successo nel breve periodo, questa è la strada più facile. Tanto più che l’attuale panorama politico è piuttosto sconfortante. Difficile è mantenere il consenso nel lungo periodo, se e quando le novità annunciate non portano frutto e gli entusiasmi si raffreddano. Allora entrano in gioco l’ottimismo programmato, le statistiche gonfiate, le campagne di isolamento dei “gufi”, la sottovalutazione sistematica di quanto va male e la sopravvalutazione di quanto va bene. All’unisono i seguaci del leader provvedono, in collaborazione col sistema mediatico (ecco l’importanza di una RAI di governo), allo svilimento di ogni protesta minoritaria, da liquidare come “ideologica” e soprattutto “perdente”. In nome  delle “magnifiche sorti e progressive”. Vincere… e vinceremo (nandocan).

***di , 6 ottobre 2015* – Salvo improbabili interventi dell’antitrust – a parte una quasi scontata multa di una qualche entità – l’Italia sarà a breve il primo paese europeo ad avere un colosso dell’editoria libraria che controllerà da solo più del 35% del mercato. L’accordo RCS-Mondadori, infatti, significa che un solo editore sarà titolare per più di un terzo della produzione italiana di libri.
Qualche perplessità del ministro Franceschini, qualche polemica, un po’ di dibattito, ma, in sostanza, sembra essere un evento che non suscita grande attenzione e preoccupazione.

Non credo che si debba gridare “al lupo al lupo” e non riesco a immaginare che la Mondadori guidata da Marina Berlusconi si privi di autori di ogni estrazione culturale, e anche di autori scomodi: non dimentico che “Gomorra” fu pubblicato da Mondadori. Tuttavia…tuttavia, oggi come più di venti anni fa, resta quel senso di inquietudine che suscita l’idea che il capo di un partito politico ed ex capo di tre governi, che già possiede la seconda forza televisiva del paese, ora sia anche proprietario di un colosso editoriale che cambierà alla radice il mercato dei libri in Italia.

E’ certamente fuori luogo evocare parole come dittatura e regime – anche perché al Quirinale c’è un presidente come Sergio Mattarella – ma l’accordo RCS-Mondadori è un altro tassello, anzi un “tassellone”, che si aggiunge a quella sorta di deriva monoculturale che sta conquistando passo dopo passo il nostro paese. E’ quell’umus splendidamente descritto da Scalfari nella sua analisi sulla voglia del capo del governo di essere un “piacione”. Non è in corso una conquista all’arma bianca dei cittadini e neppure del consenso, è in corso una campagna sistematica, strutturata, costante e spietata per cambiare il sentire del paese, cancellando, questo sì, le diversità. Più che le voci contro si vogliono colpire le voci differenti, alternative. E’ per questo che non trovo così tante analogie fra l’ “editto bulgaro” di Berlusconi e l’attacco governativo a Rai 3. Berlusconi voleva colpire dei singoli protagonisti della TV – Santoro, Biagi, Guzzanti per non fare che tre nomi – identificati anche fisicamente come pericolosi nemici. Li attaccava personalmente, perfino in diretta televisiva. Ora è diverso.

Il presidente del consiglio polemizza genericamente con i talk show, non cita un singolo programma e neanche singoli giornalisti (caso mai lo fa fare ai suoi fedelissimi) ma cavalca l’arma vincente del momento: basta lamentele, basta con la sinistra del secolo scorso, è superata dalla storia, bisogna guardare avanti: l’esasperazione del concetto di rottamazione da cui è partita la sua ascesa politica. In questo schema Rai 3 non ci rientra: dietro a una apparente polemica fra componenti interne del PD – che pure naturalmente esiste – c’è un progetto ben più ampio: una monocultura che taglia le “estreme”, dissolve ciò che resta delle istanze autentiche della sinistra, depotenzia il sindacato, riduce i luoghi di discussione e di dibattito (migliaia e migliaia di piccoli ma importanti luoghi di cultura e di ragionamento vengono chiusi perché lasciati senza alcun supporto), isola testate e giornalisti che non rinunciano a raccontare tutte le realtà, mette in un angolo giorno dopo giorno qualsiasi pensiero critico. La traduzione politica di questa deriva è il futuro “partito della nazione”, saldamente posto al centro del sistema dei post-partiti, indicando le opposizioni come pericolosi populismi – il che in parte è vero – e cancellando ogni istanza che si possa realisticamente definire “sinistra”. In questo contesto “Mondazzoli” ci sta benissimo: nessuna persecuzione di autori scomodi, ma una progressiva selezione di nuovi autori graditi e funzionali al progetto.

Tutto questo piace anche all’Europa, e in Italia è riassunto nel “mantra” che ci circonda tutti: non c’è alternativa. Forse è davvero così. Sarebbe importante, però, che noi giornalisti ci provassimo comunque ad essere un’alternativa, magari ripetendo, come su questo sito, parole cadute nel dimenticatoio, del tipo…conflitto di interessi, solidarietà, diritti delle minoranze, e perfino questione morale!

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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