Per un giornalismo non più lottizzato

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Un giornalismo non più lottizzato. In più di 50 anni di professione, è stato il sogno della mia vita. Un giornalismo non più dipendente dai partiti, dalle lobbies, dai titolari del potere economico e finanziario. Ogni giornalista con le sue idee e il proprio linguaggio, anche quando non coincidono con quelli dell’editore o del direttore. Autonomo nella ricerca, nella valutazione e nell’interpretazione delle notizie. Guidato soltanto dalla “verità sostanziale dei fatti”, dalla lealtà e dalla buona fede. Protetto dalla solidarietà dei colleghi e da un sindacato sempre presente nella difesa di questa autonomia, non solo di quanto gli spetta a fine mese. Sono certo che soprattutto di questo si tratterà nell’incontro organizzato per domani, martedì 6 ottobre, alle 15,30, nella Sala Tobagi della FNSI (corso Vittorio Emanuele II 349, Roma) dal Coordinamento di Fiuggi. E che di questo parlerà Giuseppe Giulietti, con il contributo storico di Giancarlo Tartaglia. A ben poco infatti servirebbe una ricostruzione della figura del Presidente, da  Salvatore Barzilai a Santo Della Volpe, se non alla luce di un obbiettivo istituzionale troppo spesso mancato, per cause soggettive o oggettive, comunque da rimuovere (nandocan). 

***di Giorgio Santelli, 4 ottobre 2015 – Sono giorni in cui all’interno della Categoria ci si confronta su un appuntamento importante. Mancano poche ore al voto del Consiglio Nazionale che dovrà eleggere il nuovo presidente della Federazione della Stampa. Il coordinamento di Fiuggi ha così pensato di dare un contributo, allargando il confronto ad una disamina di coloro che hanno presieduto, in più di un secolo di storia, i giornalisti italiani. Un elemento in più al dibattito che sta fra i compiti assegnati al Coordinamento che vogliamo esercitare sino in fondo.

Conoscere le radici dell’impegno sindacale di categoria ed immaginare un futuro che ha di fronte incredibili sfide, in un contesto complicato. Ma altri sono stati i momenti difficili nella vita dei giornalisti italiani. Il rapporto con la monarchia, l’annientamento delle libertà di pensiero del periodo fascista, due guerre, i tanti momenti difficili della vita Repubblicana, lo sviluppo del Paese e la crisi, il terrorismo, il compromesso storico, gli scandali, i grandi numeri e la fertilità del mondo dei media e dell’editoria e le difficoltà attuali che si inseriscono in una trasformazione complessiva della professione e degli strumenti a sua disposizione, delle nuove figure professionali necessarie. Si parla di giornalismi diversi, di giornalisti diversi, di mezzi e strumenti di comunicazione e informazione diversi, che hanno però identica cittadinanza e necessità di diritti e di doveri. E poi gli altri temi, gli altri impegni, quelli quotidianamente alle prese con gli attacchi alla libertà di informare e di essere informati che tornano, di volta in volta, ad interessare il nostro lavoro.

Fiuggi, che anche a Roma si sta organizzando anche e soprattutto come strumento di azione politico-sindacale larga ed aperta per immaginare un percorso di unità riformista della professione, vuole abbandonare vecchi schemi di confronto, parlare alla professione nella sua più completa coralità, mettere insieme tutte le ampie sfaccettature di una professione così complicata e così importante, fatta di garantiti sempre meno garantiti e di non garantiti che rischiano di essere schiavi della professione.

Allargare il raggio di intervento alla comunicazione, intervenire con nuove tipologie di approccio alla discussione, superare steccati che riteniamo facciano male alla professione, a tutta la categoria. Questa forza è stata sempre all’interno del sindacato dei giornalisti, su base regionale e su base federale. In altri momenti difficili siamo sempre stati in grado di rappresentare quella classe dirigente avanzata del Paese, schierata dalla parte dei cittadini e del richiamo costante al rispetto dell’articolo 21 della Costituzione.

Abbiamo attraversato momenti bui ma sempre, nella nostra storia più che centenaria, abbiamo trovato lo strumento del confronto al nostro interno grazie al rapporto forte con chi fa questo lavoro. In un tempo senza epoca, forse, dobbiamo ritrovare uno scatto di nuova maturità, spostando il ragionamento dai soggetti agli oggetti, dalle individualità alla coralità.

Essere avanguardia nelle sfide, solidali nelle scelte, forti nelle decisioni, uniti nella difesa non nostra ma dell’informazione corretta, plurale, utile. Capace di illuminare ciò che è importante ma nascosto. Periferie sociali, quelle del diritto negato, del lavoro non garantito, delle storie non raccontate. Ed è nella Presidenza, luogo chiamato a controllare l’applicazione delle decisioni congressuali e l’agire democratico all’interno degli organismi di rappresentanza, che sta la figura più alta di garanzia, quella capace di ascolto, di tessere le fila della più ampia unità. Specie in una fase in cui gli attacchi ai corpi intermedi vengono esercitati con veemenza dalla politica.

Come si diceva, fasi che il sindacato dei giornalisti ha già comunque attraversato. Da quella storia dobbiamo partire pensando alle nostre radici e settandoci per affrontare il futuro. Questo appuntamento sarà solo uno dei primi, a Roma come in tutta Italia organizzati dal Coordinamento di Fiuggi. E cercheremo di spostare l’attenzione sui temi e sugli oggetti, allontanandoci da una sterile discussione tutta piegata sui soggetti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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