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Bombardare un ospedale è un crimine di guerra – Lettera aperta all’Ambasciatore USA

Marnetto-Massimo-1-164x200(1)***da Massimo Marnetto, 5 ottobre 2015 – Ambasciatore John R. Phillips,   (email: romeirc@sate.gov)

il bombardamento dell’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz ha profondamente indignato molti di noi Cittadini italiani, per l’inaccettabile livello di disumanità che ha mostrato. Questo crimine di guerra non può essere rimosso dalle versioni ufficiali che parlano di errore, perché le coordinate dell’ospedale erano note e – dopo le prime bombe cadute nel cuore della notte sui malati – sono state ricordate nelle drammatiche telefonate dei MSF per far cessare il massacro.
Tutto inutile, perché l’ “errore” è durato mezz’ora.
E questa insistenza fino a finire il “lavoro”, mostra la premeditazione del massacro, spiegato – ma non in via ufficiale – come espediente per uccidere i talebani feriti e curati nell’ospedale, senza tener conto delle vittime innocenti che si sarebbero provocate. E senza tener conto che da oggi, quell’ospedale – l’unico ad offrire cure in una vasta area – non ci sarà più.
Ambasciatore John Phillips,
per il legame di amicizia che ci unisce al suo Paese, non possiamo tacere la nostra totale condanna di questo massacro, che disonora i valori di rispetto dei Diritti Umani, alla cui affermazione hanno contribuito gli Stati Uniti d’America. Riporti con urgenza al suo Governo il diffuso sentimento di indignazione dei Cittadini italiani.
Con vigilanza democratica,
Massimo Marnetto
Associazione Libertà e Giustizia di Roma

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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