Verdini non è il mostro di Lochness. Caffè del 3 ottobre

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo, 3 ottobre 2015  – Oscenità e insulti. Senato: la riforma va avanti nel caos. Lo scrive la Stampa. Mentre parlava una signora al quarto mese di gravidanza, senatrice del Movimento 5 Stelle, un tale Lucio Barani, uno di quelli che “il taxi Verdini” ha portato in soccorso di Renzi per farne “un padre costituente”, ha mimato, ridendole in faccia, il gesto della fellatio. È l’evento più disgustoso di una giornata assurda nella quale, per salvare il mito dell’invincibilità del governo, alle opposizioni è stato proibito di toccare palla. Persino un emendamento (Calderoli) che diceva: “va bene, siano le nuove regole per eleggere i senatori quelle decise nella trattativa (privata) tra maggioranza Pd e minoranza, ma almeno stabiliamo che se le regioni non si dotassero in tempo di nuove leggi elettorali, i senatori verrebbero intanto eletti con la proporzionale”. Non sarebbe costato nulla alla Boschi dire sì: come una falange macedone la maggioranza ha respinto. “Funerale della Costituzione”, scrive il Fatto. Quando in un Parlamento non si può che votare ubbidienti sotto gli occhi di Lotti, ognuno lascia affiorare il peggio di sè. 

Ma Verdini non è il mostro di Lochness. Dice Matteo Renzi, intervistato da Repubblica. Intervista “buonista”,  ramoscello d’ulivo ai gufi, ai senatori che perdono tempo per non perdere la poltrona, a chi non ha elaborato il lutto per aver perso il congresso.  “Voglio un Pd unito”, “Verdini non è un mostro ma non è del Pd”, “siamo quasi a metà della mia segreteria: tra breve chiunque potrà metterla in discussione e vincere”, “sento molto più forte il messaggio e la leadership di Giorgio Napolitano rispetto a quella di Pietro Ingrao”. Comunque sono uno di voi. Tanto è vero che dico: “Niente tagli alla sanità”, “la Rai non è un bottino di guerra ma un’occazione culturale”, “abolire la Tasi è un fatto di giustizia sociale in un paese con il 75% di proprietari”, “con le riforme siamo ripartiti, ora aiuti ai poveri”. Il premier sa bene che rischia di pagare un prezzo salato per aver spianato la Costituzione con modi bruschi e piglio autoritario.  Così offre doni agli sconfitti, per comprarsene l’anima e poter vincere il referendum – plebiscito.  Naturalmente dice tutto e niente, si lascia le mani libere: “Per me la sinistra è giustizia, ma non giustizialismo. È libertà, ma non liberismo. È eguaglianza, ma non egualitarismo”. Che vuol dire? Che potrà mettere la mordacchia ai giudici scomodi (non è giustizialista), preferire Marchionne a Landini (in nome della libertà d’impresa), godere degli attacchi a Vendola per la pensione senza tuttavia cadere nell’egualitarismo, come chi si indigna per i 60 milioni all’ex AD di Volkswagen.

Il lavoro USA delude, balzo dell’euro, titolo in prima del Sole24Ore. Lo scandalo Volkswagen si allarga ad altri marchi. Potrebbero andare fuori produzione tutti i motori diesel e questo frenerebbe la ripresa. In Svezia sperimentano la giornata lavorativa di 6 ore: dicono che così cresce la produttività del lavoro. A Roma lo sciopero di un piccolo sindacato manda nel caos il sistema dei trasporti a poche settimane dal Giubileo. Marino fa il parafulmine e se lo merita, ma forse il governo della capitale è un osso troppo duro per il Campidoglio. E sarebbe necessario -come propone Tocci – unificare l’intera area metropolitana, con poteri reali su consociate, trasporti e amministrazione.

Hollande vede Putin, Obama critica i raid russi. E il nostro amato premier? Se la prende con Prodi, che accusa di avere una posizione “miope” e di pensare “solo all’effetto mediatico”. (Prodi aveva invitato a unirsi contro l’Isis,  trattando con Mosca anche sull’Ucraina). Il governo, invece! Il governo che cosa? Posizione non pervenuta. Tanto che Altan la racconta così: “Non so se sono a favore dei bombardamenti in Siria”. “Mi pare una posizione equilibrata”. E poi pretende che la Mogherini lo inviti ai vertici!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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