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Il Senato che ci meritiamo? I Tg di venerdì 2 ottobre

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 ***di Alberto Baldazzi, 2 ottobre 2015 – Passata in Sardegna la prima ondata di piena autunnale, monta come è giusto ed inevitabile l’ondata di proteste e polemiche . Le alluvioni in Sardegna e Sicilia sono apertura per Tg4, che vi dedica oltre 12 minuti, e titolo per tutti gli altri. Questa volta, oltre alle consuete vicende di incuria del territorio si manifesta l’evidente incapacità di intervenire in modo sicuro anche nel dopo calamità. Ad Olbia il ponte sul rio Siligheddu, che già ieri alcuni Tg avevano elevato a simbolo del non sense, lesionato dall’alluvione 2013 e subito ricostruito per esigenze di viabilità, viene in fretta e furia abbattuto perché ostacolava il deflusso delle acque. L’operazione è definita da Studio Aperto, il “simbolo di una burocrazia a dir poco demenziale”.

Il percorso della Riforma Costituzionale al Senato è apertura per Tg3, Tg5 e Tg La7. Ieri avevamo scritto di un’aula che, più che sede di attività parlamentari, appariva in questi giorni il palcoscenico di comiche finali. Questo giudizio non fa riferimento ad un nostro dileggio delle istituzioni della democrazia rappresentativa, ma al dato oggettivo che anche oggi si è riproposto con i gesti osceni del senatore verdiniano Barani nei confronti di una senatrice M5S e con la consueta bagarre, ripresa dai maggiori Tg.

L’intervento del capogruppo di Forza Italia Romani, che ha invitato a comportamenti più da “galantuomini”, è suonato come la richiesta di una sorta di tregua verso asprezze che poco hanno a che fare con il dibattito e molto con la caciara. Anche i Tg sembrano sottostare allo “spirito del tempo” e l’informazione su emendamenti e votazioni sulla riforma del Senato passa in secondo piano rispetto alla cronaca degli scontri che, comunque, nel servizio di La7 è riportata con precisione e adeguata sintesi.

L’ennesimo caso di far west  in Oregon, che ieri solo Mentana, con il consueto tempismo, era riuscito a dare in diretta ed il Tg2 a riprendere a fine edizione, oggi è apertura per Studio Aperto e Tg1. I Tg Mediaset si riempiono di testimonianze di sconcerto, dolore e rabbia, mentre quelli Rai meglio veicolano l’appello di Obama che chiede aiuto contro le lobby delle armi; La7 manifesta sin dai titoli scetticismo verso il dibattito sul controllo delle armi in america, che sarà nuovamente “inscenato” senza esiti concreti. Accurato il servizio del Tg3 che riporta i dati delle più di 10mila vittime di armi da fuoco ogni anno negli Stati Uniti. Sempre dagli Usa l’allargarsi del diesel-gate, che mette sotto accusa le altre maggiori case automobilisiche, resta saldo a metà edizione per tutti i Tg.

I bombardamenti russi in Siria, contro l’Isis ma anche a puntello del potere di Assad, sono nei titoli per i Tg Rai e La7. Tg2 propone un approfondimento molto accurato e lucido sui cinque anni della catastrofe siriana. Sempre per gli esteri, l’attentato compiuto in Nigeria dai miliziani di Boko Hamar che servendosi di cinque bambine come kamikaze ha fatto 14 morti, è titolo per Studio Aperto e Tg3.

A poche ore dal secondo anniversario del naufragio del 3 ottobre 2013 davanti coste di Lampedusa in cui morirono 366 migranti (buon servizio su Tg1), il borsino del tema profughi volge al basso: Mediaset (soprattutto Tg4) che, in assenza di elementi utili per invocare politiche securitarie, non ne parla. Tg3 presenta invece due servizi: uno sui sopravvissuti che, scampati agli scogli di Lampedusa, tornano per la commemorazione della strage, ed un altro su di un comune piemontese, Schio, che ha nei fatti, “confinato” la propria quota di migranti in un dimesso rifugio alpino a più di 50 km dalla stessa città, dove si muore di freddo, ma che in compenso li rende invisibili ai cittadini doc.

Chiudiamo ancora sul sindaco di Roma Ignazio Marino, ormai assunto per l’informazione televisiva (e non) al ruolo del soggetto politico “più aggredibile”. Tg5 si lancia in un altro attacco, riprendendo le critiche odierne dell’Avvenire al tentativo di consigliare il Papa su come rispondere alle domande dei giornalisti. Tg4 addebita al Sindaco anche all’odierno sciopero dei mezzi pubblici nella Capitale, pure se è stato indetto ovviamente non dal Campidoglio ma dai sindacati di base. Marino è nei titoli per TgLa7 (anche per lanciare il Bersaglio Mobile di questa sera dedicato alla Capitale). Da Studio Mentana ammette che alcune delle accuse a lui rivolte risultano assai poco motivate.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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