Quel ponte posticcio. I Tg di giovedì 1 ottobre

Schermata 2015-10-02 alle 00.28.06

Tra chi parla dell’aula del Senato come di “un palcoscenico da comiche finali” e chi rivendica il corretto ostruzionismo dell’opposizione, forse ha torto anche il secondo ma mi preoccupa di più il primo (nandocan) 

***di Alberto Baldazzi – Una volta tanto le aperture di Studio Aperto e Tg4 sulle strade di Olbia divenute ancora una volta torrenti in piena, a 2 anni dall’alluvione del 2013 che fece diverse vittime, ci appaiono le più appropriate rispetto agli Tg di serata che collocano la nuova emergenza in Sardegna a centro edizione. Il paradosso del ponte reso pericolante dalla precedente alluvione, immediatamente ricostruito e, oggi, abbattuto dalla Protezione Civile perché di ostacolo alla piena di queste ore, è meglio illustrato da Tg2, e si annovera tra gli esempi massimi di una gestione incauta del territorio e del dopo-calamità. 



Con il passaggio ad ampia maggioranza (172 voti favorevoli) dell’Art.1 della riforma costituzionale, il percorso al Senato sembra avviarsi su binari sicuri. I Tg di serata tentano di proporre ancora un’atmosfera triller per le prossime giornate, ma è facile prevedere che Renzi porterà in porto il “suo” progetto. L’approvazione dell’emendamento “canguro”, a firma del senatore PD Cociancich, fa gridare le opposizioni che accusano di autoritarismo tanto Grasso che il governo, come correttamente riportato da tutte le testate. Palazzo Madama appare comunque sempre di più un palcoscenico da comiche finali, comunque la si pensi nel merito del provvedimento. Non la pensa così l’apertura del Tg5 che rivendica il “corretto ostruzionismo”, condendo il servizio con un’intervista a Marco Boato, attuale “recordman” del più lungo intervento ostruzionistico della storia parlamentare italiana. Tg4 questa sera ci sorprende proponendo a suo modo un servizio di “inchiesta” che enumera i molti ex boyscout tra i politici del Pd, tra cui lo stesso Cociancich, lasciando immaginare l’esistenza una fantomatica “lobby del fazzolettone” .

La querelle tra il Pontefice ed il Sindaco della città che ospiterà il Giubileo prosegue con l’odierna ribattuta di Marino. Tg4 e Tg5 scudisciano il sindaco per essersi permesso di suggerire a Papa Francesco come rispondere (o meno) alle domande dei giornalisti. Il Tg diretto da Clemente Mimun non si ferma qui, e si augura che i cittadini romani vadano presto alle urne per “difendere la Capitale e la sua immagine, e quindi l’Italia”. Anche gli altri Tg seguono la polemica, mentre Mentana “si porta avanti”, e sceglie invece di dare la notizia dell’avviso di chiusura delle indagini riguardanti l’ex sindaco Alemanno. Nessun altro Tg ne parla, tantomeno quelli Mediaset.

I Dati Istat che certificano una piccola crescita del reddito reale delle famiglie e la riduzione del rapporto deficit-pil, li troviamo nei titoli su i Tg Rai e all’interno di TgLa7, mentre risultano quasi non pervenuti per Mediaset. I numeri italiani dello scandalo Volkswagen – oltre 650.000 veicoli truccati che dovranno essere richiamati e modificati – figurano a metà edizione su tutte le testate.

Nei giorni scorsi avevamo lamentato come il dramma dell’emigrazione fosse seguito ormai solo da Mediaset in chiave polemica e securitaria. Oggi i Tg Rai in parte recuperano con due buoni servizi di Tg3 e Tg1 che analizzano e criticano i complicati processi di identificazione e registrazione dei migranti, e le inadeguate strategie per combattere i trafficanti.

Chiudiamo con un buon servizio del Tg5 che, prendendo spunto dagli ultimi casi di femminicidi e di femminicidi-suicidi, si occupa del destino delle oltre 1.500 vittime che amplificano i numeri di queste tragedie, ossia i minori rimasti senza genitori per i quali non esistono norme giuridiche specifiche né, tantomeno, sono previsti sussidi economici.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti