Intercettazioni: udienza filtro? Uso della rettifica? Giurì? Nulla di tutto questo è mai stato recepito

Giulietti Beppe

Di delega in delega. Così governa Renzi. Al 31 luglio, secondo il costituzionalista Michele Ainis, erano già 98 i decreti legislativi varati dal suo gabinetto, il triplo dei decreti legge. E’ vero che la funzione legislativa è esercitata dalle due Camere, come prevede la Costituzione. E che tale esercizio “non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e oggetti definiti” (art 76). Ma gli oggetti definiti “definiscono l’universo mondo”,  osservava lo stesso Ainis un paio di mesi fa in un articolo su “L’Espresso” – e “il punto di approdo è sempre uno: il rafforzamento del governo”. Così, di delega in delega, Matteo Renzi, che non ha esitato a imporsi in materie di competenza parlamentare come la legge elettorale e la riforma del Senato, provvede ora a completare l’opera trasferendo dal Parlamento al governo il controllo sulla RAI e mettendo un bavaglio governativo all’informazione con la nuova legge sulle intercettazioni. Come? Ve lo spiega Beppe Giulietti con l’articolo che segue (nandocan).

***di , 30 settembre 2015 – “Ci è andata bene, il Parlamento ha delegato il ministro Orlando a predisporre una nuova regolamentazione sulle intercettazioni…”, così un giovane e appassionato cronista mi ha comunicato la sua soddisfazione per lo scampato pericolo. Temo, per lui e per noi, che il giovane amico non abbia colto la gravità della decisione. Conosciamo da tempo il ministro Andrea Orlando e, anche noi  fatichiamo a vederlo nei panni del censore e dell’imbavagliatore, ma il punto non è questo. Il ministro dovrà tenere conto degli umori della sua maggioranza e di tanta parte del Parlamento che, da tempo, chiede un regolamento di conti con giudici e cronisti. Al centro della discussione non ci cono le garanzie per tutti i cittadini, ma la riduzione dell’uso delle intercettazioni e soprattutto il divieto di pubblicarle.

Da tempo magistrati e giornalisti hanno avanzato proposte che vanno in questo direzione: dalla udienza filtro alla eliminazione delle intercettazioni riguardanti i soggetti terzi e non coinvolti nelle inchieste, dalla estensione dell’uso della rettifica alla istituzione di uno specifico Giurí per la lealtà della informazione. Nulla di tutto questo è mai stato recepito, anzi spesso non è stato neppure preso in considerazione. Il ministro Orlando eserciterà la delega in questa direzione? Sarà salvaguardato il diritto del cronista ad informare e quello dei cittadini ad essere informati?

Quello che si è sentito in aula e che si è visto, anche in occasione della legge sulla diffamazione, non lascia bene sperare e la delega al governo non potrà che ridurre la dialettica politica e parlamentare che, pure, in altri tempi consentí di modificare e di stoppare le diverse leggi bavaglio presentate dall’ex cavaliere. Rispetto ad allora, spiace dirlo, si registra una diffusa distrazione, una certa rassegnazione ed anche quella doppia morale per la quale si trova giusto consentire ai presunti amici quello che non si è concesso al “Cavaliere nero”. Per queste ragioni non possiamo condividere le speranze del giovane cronista che tanto confida nella generosità del ministro e ci permettiamo di consigliare a lui e a noi stessi di svegliarci dal torpore e di tornare a far sentire almeno qualche flebile voce di dissenso, senza dare “delega” a nessuno.

Fonte: “Blitz Quotidiano”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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