De Luca: Vianello, “ha passato il limite”. Art.21, “grave tiro al bersaglio a Rai3”

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Sulle intemperanze, sempre più intollerabili, del governatore della Campania, il PD, che lo ha sostenuto in campagna elettorale anche con la testimonianza di affetto e l’abbraccio di Matteo Renzi, continua a piangere lacrime di coccodrillo con dichiarazioni, fatte a titolo personale, di alcuni dei suoi principali esponenti. De Luca, ovviamente, continua a fregarsene. Fino a quando? (nandocan)

***da articolo 21, 28 settembre 2015 – “Definire ‘camorrismo giornalistico’ il lavoro di una rete del servizio pubblico e dei grandi professionisti che ne fanno parte e’ assolutamente inaccettabile. Tutte le critiche sono bene accette, ma questa volta si e’ passato il limite”. Lo ha affermato ieri in una nota il direttore di Rai3, Andrea Vianello, commentando le affermazioni fatte alla Festa di Scelta Civica a Salerno dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha definito la terza rete di Viale Mazzini la “lobby radical chic del Paese” che compie “atti di camorrismo giornalistico”.

“Questo tiro al bersaglio contro Rai3 – commenta in una nota Articolo21 – e le sue trasmissioni di inchiesta, di informazione e di approfondimento giornalistico è la spia allarmante e desolante di una parte della politica, sempre più trasversale, che non rispetta l’autonomia giornalistica e la libertà di chi fa informazione senza incensare il potere di turno. Tutta la nostra solidarietà al direttore di Rai3 Andrea Vianello e agli autori e conduttori delle trasmissioni che in queste settimane sono state oggetto di attacchi pretestuosi ed arroganti”.

“Non hanno alcuna giustificazione gli strali lanciati da Vincenzo De Luca contro Rai 3,  Report e ‘Il fatto’” dichiara Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Vigilanza Rai.  “Inaccettabile – continua Peluffo – definire Rai3 ‘la più grande fabbrica di depressione’, la ‘lobby radical chic del Paese che compie atti di camorrismo giornalistico, attacchi personali, atti di imbecillità, ma non ingenua’”.  “De Luca si scusi e si attenga al proprio ruolo istituzionale anziché infangare il lavoro di un’intera rete del servizio pubblico. Al direttore Andrea Vianello va la mia personale solidarietà per le offese di cui è stata oggetto l’esperienza professionale collettiva di Rai 3”, conclude Vinicio Peluffo.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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