Il bavaglio si aggira per l’Europa. “Così i governi vogliono cancellare l’informazione”

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Perché stupirsi? E’ sempre accaduto, quando e dovunque il potere ha tentato di prevalere sulle libertà e i diritti dei cittadini. E tutto, oggi, dallo schiacciamento finanziario della Grecia alle crudeli barriere contro i migranti, dallo scandalo della grande industria automobilistica alla predicazione “sovversiva” di Papa Francesco esige che si pongano limiti a rivelazioni e reazioni dell’opinione pubblica. Che mettono in crisi la stabilità di un sistema neoliberista che fa acqua da tutte le parti. Prima che sia troppo tardi. Prima che la sinistra europea si risvegli da un lungo sonno e la politica democratica riprenda il controllo sulle aberrazioni dell’economia e della finanza. Questo è il loro obbiettivo. Il nostro deve essere quello di favorire la mobilitazione e la solidarietà tra le vittime, rafforzando il vero ruolo dei giornalisti, che è quello di “cani da guardia” del potere (nandocan). 

*** dal sito dell’UCSI, 27 settembre 2015 – Dalla “ley mordaza” spagnola alla legge delega sulle intercettazioni in Italia, il diritto di cronaca è sempre più a rischio. Serve una mobilitazione europea. Lorusso: “Bene il ministro Orlando, ma se passeranno le limitazioni i giornalisti italiani scenderanno in piazza”.

Lo spettro delle leggi bavaglio si aggira per l’Europa. In tutto il Continente cresce la voglia di limitare la libertà di espressione e il diritto di cronaca. I giornalisti e i loro organismi di rappresentanza devono fare fronte comune per scongiurare il rischio che venga progressivamente smantellato quel patrimonio di diritti e libertà che si è affermato a partire dalla fine dell’800.

È l’allarme lanciato nel corso del convegno su “Rights & Jobs in journalism: labour rights for journalists”, in corso ad Albacete, in Spagna, organizzato dalla European federation of journalists (Efj). I rappresentanti dei sindacati dei giornalisti dei Paesi europei hanno espresso preoccupazione per i tentativi in atto in tutti i Paesi di imporre limitazioni alla libertà di stampa, manifestando simbolicamente davanti al Palazzo di Giustizia di Albacete contro la legge spagnola che limita la libertà di stampa e contro i tagli all’occupazione nel settore editoriale.

La Spagna è l’emblema di una situazione che sta peggiorando. La legge recentemente approvata dal Parlamento, la cosiddetta “ley mordaza”, ha imposto serie limitazioni alla libertà dei mezzi di comunicazione e ai giornalisti, ai quali viene impedito perfino di riprendere e fotografare le forze dell’ordine durante le manifestazioni pubbliche. La manifestazione ha richiamato l’attenzione anche sulla situazione delle TV pubblica spagnola. Numerose autonomie regionali hanno chiuso i propri canali televisivi, operando licenziamenti di massa. Cresce il precariato e il livello delle retribuzioni si è abbassato: nella provincia di Albacete, il novanta per cento dei giornalisti guadagna meno di 600 euro al mese.

“Serve una mobilitazione a livello europeo per scongiurare il rischio di un bavaglio continentale”, ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI. Lorusso ha parlato della delega al governo per regolare la materia delle intercettazioni, recentemente approvata dal Parlamento italiano. “Lo strumento della delega in tema di libertà di stampa è di per sé pericoloso – ha sottolineato Lorusso – I giornalisti non invocano l’impunità, anzi sono convinti che gli eccessi vadano puniti, ma va garantito il diritto di diffondere le notizie rilevanti per l’opinione pubblica, anche quando non hanno alcuna rilevanza penale”. Il segretario della FNSI ha definito “positiva” la disponibilità manifestata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ad accogliere la proposta del sindacato dei giornalisti italiani di istituire un’udienza filtro e ad avviare un confronto per evitare che il decreto attuativo del governo si trasformi in un bavaglio alla stampa. “È auspicabile che ai buoni propositi seguano i fatti – ha concluso Lorusso – In caso contrario, la categoria reagirà anche con manifestazioni pubbliche di protesta, come già avvenuto in passato”. (FNSI)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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