Pronta la nuova “carta d’identità della Rai”. Si conclude oggi al Quirinale, al senato e a viale Mazzini il concorso promosso da Art.21 ed Eurovisioni.

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Pronta una nuova “carta di identità della RAI” in dieci righe. Con la presentazione al Presidente e al direttore generale della RAI dei due elaborati vincitori del concorso indetto da Articolo 21 ed Eurovisioni, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, si conclude oggi a viale Mazzini la prima (e finora unica) consultazione pubblica legata al rinnovo della Concessione del Servizio pubblico alla Rai. Sotto il patrocinio dell’EBU, l’organismo che raccoglie oltre settanta media di servizio pubblico europei, la consultazione ha interessato circa duemila studenti di oltre cinquanta scuole e università di quasi tutte le regioni italiane.

Come scrive oggi sul sito di Articolo 21 il collega Renato Parascandolo, principale animatore dell’iniziativa, “la consultazione è risultata preziosa non solo per la qualità dei testi elaborati dagli studenti, ma soprattutto per il modo in cui è stata condotta”. Per agevolare gli studenti nel loro lavoro – che si è protratto per l’intero anno scolastico 2014-2015 – Articolo 21 ha promosso una lunga serie di incontri e animatissime assemblee nelle scuole iscritte al concorso: da Trieste a Caltanissetta, da Potenza a Torino, da Assisi a Rovereto, da Perugia a Roma da Napoli a Matera.

Gli elaborati delle diciotto scuole finaliste, sottoposti alla valutazione della giuria presieduta da Sergio Zavoli e composta da venticinque autorevoli personalità del mondo della cultura, esperti di comunicazione e giuristi,  hanno messo in luce una straordinaria capacità di analisi, di critica e soprattutto di proposta, che smentisce il luogo comune secondo cui i giovani sarebbero o irrimediabilmente distanti dalla televisione o la subirebbero passivamente.

“Di questo straordinario e meticoloso lavoro – scrive  Parascandolo –  ci auguriamo che tengano conto le istituzioni cui spetta il compito di rinnovare profondamente il servizio pubblico preservandone l’autonomia editoriale ed economica”. Potete leggere i temi finalisti cliccando nel sito del concorso.  Ho avuto personalmente occasione di leggere il testo del liceo Ginnasio Dante Alighieri di Roma, vincitore del concorso per le scuole medie superiori, e vi assicuro che una squadra di specialisti non avrebbe potuto fare di meglio per precisione, capacità di sintesi e semplicità di linguaggio.

Stamani, dopo avere incontrato a viale Mazzini il Presidente e il Direttore Generale della Rai, un centinaio di studenti in rappresentanza delle 18 scuole e università finaliste, saranno ospiti della biblioteca del Senato, dove potranno avere un confronto diretto con il Presidente Zavoli e con gli altri membri della giuria. Insieme con i docenti che li hanno assistiti nella redazione degli elaborati, saranno poi ricevuti dal Capo dello Stato nel Salone delle feste del Quirinale.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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