Otto mesi a Erri De Luca? Processiamo anche Salinger

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Non credo che la richiesta del PM verrà accolta, almeno me lo auguro. Si tratta comunque di un’ altra prova della brutta aria che tira, su cui ho già tentato di richiamare la vostra attenzione introducendo l’articolo precedente (nandocan).

***di , 23 settembre 2015* – Un’opinione non è un reato. Di solito. In italia invece lo è. Lo è in questo caso l’opinione di uno dei più brillanti scrittori di questo nostro mediocre ‘paesello’: Erri De Luca. Accusato di istigazione alla violenza perché ha espresso un suo pensiero: la Tav va sabotata. Si può essere più o meno favorevoli all’alta velocità, ma non è questo il punto.

Qualcuno ha paura delle parole. Talmente paura da portare De Luca sul banco degli imputati e chiedere una pena di otto mesi. Sembrerebbe che le parole di Erri De Luca avrebbero fomentato e incentivato le proteste ‘violente’ della Val Susa. Non credevo che uno scrittore, in una Italia tra i gradini più bassi per il ‘consumo’ di libri, potesse essere talmente influente! Quasi quasi spero che sia il prossimo candidato premier. Processare Erri De Luca per aver fomentato lanci di bottiglie molotov sarebbe come voler processare Salinger quale mandante dell’omicidio di John Lennon. La storia ci racconta che Chapman avesse con se una copia de Il giovane Holden il giorno che sparò a Lennon e che lesse appena dopo l’omicidio, mentre attendeva l’arrivo della polizia.

Erri De Luca, come qualsiasi altro cittadino nel mondo, ha il diritto e il dovere (in quanto intellettuale) di esprimere la propria opinione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (Art. 21 della Costituzione)

Perché De Luca è stato trascinato in tribunale e molti altri soggetti sono ‘liberi’ di dire ciò che vogliono, senza conseguenze? Non serve affaticarsi troppo, basta farsi un giretto, poco piacevole, sulla pagina Facebook di Salvini da dove viene veicolato un messaggio ben preciso: ruspa. Per spianare. Non è anche questa, signori giudici, istigazione alla violenza? Non potrebbe aver spinto qualche facinoroso neofascista ad incendiare un capo rom? Evitiamo poi di parlare dei commenti di molti assidui lettori della pagina, per cui allora il caro Salvini dovrebbe essere processato per apologia di fascismo.
La Legge Scelba del 1952 definisce reato l’apologia di fascismo, parla di riorganizzazione del partito fascista ‘quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.’ La pena va da 6 mesi a 2 anni di reclusione.

Il 19 ottobre Erri De Luca sarà ancora una volta in tribunale per l’ultima udienza. Dall’aula verrà lanciato un messaggio sulla libertà d’espressione.
Anche se De Luca venisse prosciolto da ogni accusa, resta il fatto che si è tentato di imbavagliare un pensiero e censurare la parola.

*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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