Le violenze della polizia israeliana contro i giornalisti palestinesi

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Ecco, questo mi sembra il massimo dell’intolleranza religiosa. Impedire a qualcuno di pregare il proprio dio dove meglio crede così come farsi accompagnare dalla polizia per farlo a dispetto nel luogo di preghiera dell’altro.  E se il dio è il medesimo, provate a immaginare da chi sarà più disturbato (nandocan)

***di , 20settembre 2015 *- La polizia israeliana ha usato la forza contro i giornalisti che seguivano gli scontri tra le forze di sicurezza stesse e i manifestanti palestinesi che hanno avuto luogo negli ultimi tre giorni di fronte e intorno alla moschea al Aqsa di Gerusalemme Est.

Gli scontri alla Spianata delle moschee sono iniziati domenica 13 settembre, in concomitanza con il Rosh Hashana, l’inizio del nuovo anno ebraico, che porta migliaia di fedeli a pregare al vicino Muro del pianto. Le tensioni erano iniziate la settimana precedente dopo che il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon aveva messo al bando il movimento palestinese al Mourabitoun che si oppone alla presenza di visitatori ebrei sulla Spianata delle Moschee, luogo sacro per l’Islam ma anche che per l’ebraismo che lo definisce Monte del Tempio.
Il 13 settembre, secondo la polizia, giovani palestinesi a volto coperto hanno lanciato pietre e sbarre di ferro alle forze dell’ordine entrate sulla Spianata per consentire l’ingresso ai visitatori anche in occasione del Capodanno ebraico. Gli agenti hanno risposto ai sassi con granate stordenti. Sempre secondo la polizia, i giovani palestinesi si sono poi barricati all’interno della moschea di al Aqsa e ne hanno bloccato le porte con barre di metallo e corde, erigendo anche barricate fatte di pietre, per impedire le visite al sito.

Gli scontri sono durati fino al 15. Nel corso dei tre giorni almeno dieci giornalisti palestinesi sono stati feriti. Mustapha al Kharouf e Christine Al-Rinawi, rispettivamente cameraman e giornalista di Palestina TV, sono stati aggrediti il ​​14 settembre e al Kharouf è stato arrestato insieme ad alcuni manifestanti. Secondo fonti di Reporters sans frontières, la polizia ha anche picchiato Diala Jowayhan, un giornalista del quotidiano al Hayat al Jadeeda. I giornalisti coinvolti stavano solo coprendo gli eventi e non stavano prendendo parte alle proteste e ai disordini. Ad altri reporter sono state danneggiate le attrezzature  video per impedire loro di far riprese. Non è la prima volta che le forze di sicurezza israeliane usano la violenza fisica contro esponenti dei media.

La spianata è gestita da un accordo che risale al conflitto del 1967, chiamato “status quo”, che autorizza gli ebrei a visitare i luoghi santi in alcune ore della mattinata, cinque giorni su sette, ma non a pregarvi, cosa che, invece, gli ebrei ortodossi premono per fare. Le preoccupazioni musulmane sono state di recente alimentate anche da voci di un piano di divisione del luogo sacro.

*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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