Intercettazioni, il partito trasversale degli inquisiti lavora per limitarne l’uso

intercettazioni 3Condivido tutto quello che scrive Beppe Giulietti nel post che segue, proposte comprese. Tranne forse l’inizio. Non è tanto il Parlamento che si appresta a votare la delega, quanto la maggioranza di governo che, a caccia di “numeri”, attende di avere nelle sue mani uno strumento di persuasione in più e ora magari anche qualcosa da dare in cambio al “partito degli inquisiti”, che in questo momento potrebbe rivelarsi particolarmente utile alla sua sopravvivenza. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma…Temo quindi che  una brava persona come il ministro Orlando possa fare ben poco. Del resto, con la legge elettorale prima, con la riforma costituzionale e della governance RAI poi, l’esecutivo ha già ampiamente mostrato che intende occupare tutto lo spazio possibile, ben oltre quello consentito a una repubblica parlamentare (nandocan). 

***, 17 settembre 2015 – Il Parlamento si appresta a votare una delega al governo in materia di intercettazioni. In altre parole sarà l’esecutivo a decidere dove, come, quando e quanto limitare l’uso delle intercettazioni e le pene a carico di magistrati e cronisti che dovessero infrangere la norma. Mai come in questo caso si confrontano e si scontrano il diritto alla riservatezza, previsto dalla Costituzione, ed il diritto ad informare e ad essere informati, tutelato dalla medesima Costituzione e rafforzato da molte sentenze della Corte europea.

Quello che preoccupa non è solo il testo, ma il contesto politico. Inutile fingere di non sapere che il partito trasversale degli inquisiti lavora per limitare l’uso delle intercettazioni, ostacolare il lavoro di indagine, impedirne la pubblicazione e per questo vorrebbero introdurre nuove sanzioni a carico di editori e cronisti.
Chi invoca la “stretta”, ancora non è riuscito ad eliminare la pena del carcere per i giornalisti e ad introdurre una norma che scoraggi l’uso delle cosiddette “querele temerarie”, divenute uno strumento di intimidazione preventiva contro chiunque osi avvicinarsi alle “terre di mezzo” che, per esistere, hanno bisogno di silenzio, oscurità, diffusa complicità.

Dal momento che conosciamo e stimiamo il ministro Orlando e non riusciamo a vedere in lui il ministro del bavaglio, ci permettiamo di chiedergli di rinunciare all’articolo 29, quello che prevede la delega al governo, e di aprire invece un confronto con le associazioni dei magistrati e dei giornalisti. Se l’obiettivo, condivisibile, è quello di tutelare il cittadino dalla cosiddetta “macelleria mediatica”, perché non accogliere le proposte più volte avanzate dalla associazione nazionale dei magistrati, dalla Federazione della stampa e dall’Ordine dei giornalisti?

Perché non lavorare sulla udienza filtro, sulla distruzione delle intercettazioni non rilevanti, sulle istituzione di quel Giurì per la lealtà della informazione che potrebbe diventare la prima istanza per ripristinare una dignità lesa?
A questo proposito sarà il caso di aprire una discussione anche dentro la categoria, perché un conto è la ricerca della verità e la tutela del pubblico interesse, altro invece è l’ideazione e la promozione della industria del fango e dell’odio.

Per queste ragioni, condividendo integralmente le osservazioni qui formulate da Vincenzo Vita e dal segretario della Fnsi Lo Russo, continuiamo a chiedere che quella delega sia ritirata e che qualsiasi ipotesi di riduzione del diritto di cronaca sia eliminata da questo testo e da quello sulla diffamazione; anche per non dare la sgradevole impressione che si vogliano contrastare gli eventuali abusi nell’uso delle intercettazioni, per non doversi  poi occupare dei gravissimi reati scoperti grazie a quelle medesime intercettazioni.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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