Volano “bufale”

Può capitare a tutti di sputtanarsi con una “bufala”. Sarebbe dovere di ogni giornalista verificare le notizie, con buona pace della retorica sull’ “uomo che morde il cane”. Ma a volte il copia-incolla dal web diventa irresistibile, specie quando la fretta è pessima consigliera di un’informazione sempre più a corto di tempo e di manodopera (malpagata oltretutto). Luca Sofri, citato dal Bastian contrario (Remocontro) nell’articolo che segue, ce ne ricorda di assai gustose. Tuttavia la fretta produce danni anche molto più gravi quando non si tratta di amenità ma di sbagliare nomi, cifre, statistiche, circostanze di tempo e di luogo. A peggiorare ulteriormente le cose è intervenuto in questi ultimi anni il completamento automatico della parola nella scrittura informatica su tablet o smartphone, che se non controllato con la dovuta attenzione può rivelarsi scorretto soltanto a pubblicazione avvenuta, rendendo un intero periodo del tutto incomprensibile. Verificare, rileggere, quanti lo fanno? (nandocan)

Daniele Protti***di Daniele Protti (Bastian contrario)* – Luca Sofri è un killer, divertito e divertente, delle astrusità che compaiono sui giornali dopo essere nate sul web. Per esempio. Il filosofo Manlio Sgalambro muore il 6 marzo 2014. Corriere della Sera, Repubblica, Panorama (tra gli altri) scrivono che Sgalambro era anche l’autore di canzoni infantili come “madama Dorè”, “Il merlo ha perso il becco” e “Fra Martino campanaro”. Ma quelle filastrocche risalgono all’Ottocento: com’era possibile che le loro parole fossero di Sgalambro? Non era possibile, infatti tutti i siti di news e le agenzie di stampa avevano copiato la biografia di Sgalambro da Wikipedia. Insomma una bufala, che però continua, presente negli articoli online di Rai Tg3, Corriere della Sera, Huffington Post, agenzia Asca, Il Tempo, Quotidiano nazionale e molti altri. Un mese dopo la morte di Sgalambro morì lo storico francese Jacques Le Goff, e molti scrissero che Le Goff aveva scritto un romanzo fantasy che aveva ispirato la serie televisiva Il trono di spade. Anche questa una bufala: l’aveva scritto qualcuno per scherzo sulla pagina italiana di Wikipedia dedicata a Le Goff.

Il Bastian confessa di essere molto divertito da questa serie di bufale. Fantastica quella relativa al famoso calciatore spagnolo Guti. Nel febbraio 2008 una rivista spagnola pubblicò su due pagine di foto di Guti che baciava un uomo all’uscita del ristorante. Titolo del Corriere della sera: “Guti fa scandalo per un bacio gay. La moglie furiosa”. Tutto falso: il casto bacio era a sua sorella (con i capelli corti), dopo una cena con lei per festeggiare la sua prossima gravidanza.

Ancora divertimento per il Bastian: nel 2014 il quotidiano La Repubblica annuncia (in un comunicato stampa pubblicato in prima pagina, perbacco) che il Codacons, associazione privata di “difesa dei consumatori” annuncia che 13 milioni di italiani si rivolgono ai professionisti dell’occulto. Il Codacons ha, al suo attivo, altre perle fantastiche: si possono prevedere i terremoti, i bambini non devono essere vaccinati e altre amenità del genere, senza alcun riferimento alle modalità di ricerca che sono o sarebbero state usate. Sei mesi prima Il Fatto quotidiano aveva già annunciato quella cifra di 13 milioni di italiani appassionati dell’occulto. Ma le bufale sono sterminate: per esempio il 21 ottobre 2012 il sito del Corsera dà questa notizia: “Danno fuoco a una ragazza nera: gravissima. Torna l’incubo del Ku Klux Klan negli Usa”. Ma era una bufala.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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