Perché non assistiamo più a grandi scontri in aula?

33489900…e meno male! Risponderebbe qualcuno, memore delle tante sconce esibizioni dei nostri rappresentanti alle Camere. Il fatto è, come ci spiega Giorgio Balzoni, nell’articolo che segue, che gli scontri continuano, solo che hanno deciso di non farceli vedere. Così come altre cose “scomode” per il potere elencate nell’articolo che segue. E il brutto è ancora dietro l’angolo, con la norma sulle intercettazioni che potrebbe essere approvata nei prossimi giorni. Speriamo che Renzi almeno ci risparmi, tra un tweet e una slide, la videocassetta “d’ufficio” di berlusconiana memoria (nandocan).

, 15 settembre 2015* – Petra Laszlo fa lo sgambetto a Osama Abdul Mohsene – giustamente,molto giustamente – viene immediatamente licenziata dalla sua televisione. L’episodio suscita una riflessione. Fortunatamente esistono ormai telefonini e altre diavolerie  elettroniche che ci aiutano a svelare simili infami episodi. Questo significa che nessuno può sentirsi immune dal rischio di essere “fotografato” quanto meno se lo aspetta.
Anche le rappresentanze istituzionali?
Partiamo da un dato: tendenzialmente sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine ma da giornalista mi pongo anche qualche domanda. E allora: e’ possibile che ormai da qualche anno tutte le immagini delle operazioni di polizia,carabinieri,guardia di finanza vengano registrate direttamente dagli operatori delle forze dell’ordine? Le redazioni televisive sono escluse dalla fase di ricerca: ricevono il materiale e lo mandano in onda.
Una volta i comandi interessati avvertivano le redazioni: stiamo per intervenire, mandate i cronisti. Oggi no. E allora che cosa ne sappiamo di come sono state riprese quelle immagini? Gli agenti si sono comportati correttamente durante le operazioni? Sono state tagliate scene “scomode”?
E la stessa cosa avviene nei Palazzi della politica. E’ possibile che i telecineoperatori ormai siano relegati in aula al Senato e alla Camera in posizioni talmente scomode che è impossibile per loro lavorare e raccontare ciò che vedono ?
Vi siete mai chiesti come ormai non assistiamo più a grandi scontri in aula? In parte il ruolo dei parlamentari e’ stato largamente svuotato dall’attività dell’esecutivo ma è anche vero che come l’ambiente si surriscalda le telecamere vengono allontanate e sostituite dalla sola telecamera della Camera o del Senato ! Che è a immagine fissa ed è puntata esclusivamente sull’oratore di turno: per cui intorno a lui può scoppiare l’inferno che nessuno se ne accorgerà .
La democrazia si fonda innanzitutto sul confronto delle idee e magari anche sullo scontro,ma noi non possiamo vederlo.
Non vale una “pacata”riflessione?
*da articolo21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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