Podemos in Italia? (risposta a Paolo Barbieri)

Al mio post di ieri “Sul risveglio della minoranza PD” Paolo Barbieri ha inviato un commento. Ecco la mia risposta (nandocan)

PD interrogativoRoma, 27 agosto 2015 – Caro Barbieri, se mi è tornato in mente quell’appello accorato del giudice Borrelli (resistere,resistere,resistere) è solo perché, come lei stesso ha scritto, non emerge ancora dall’analisi di Rodotà, una “ineccepibile proposta risolutiva“, ma a quanto pare neppure dalla coalizione sociale che –  anche in questo sono d’accordo con lei – dopo tanti mesi non ha ancora saputo precisare tattica e strategia. Ma, al contrario di quanto leggo nel suo commento, nel frattempo ho anche maturato mio malgrado parecchi dubbi sulla possibilità di contare, per una vera soluzione politica, sull’avvento “salvifico” della cosiddetta società civile. Intendiamoci, sono assolutamente convinto che la vigilanza assidua dei cittadini e soprattutto il contributo delle competenze diffuse tra la popolazione debbano essere considerati, al contrario di quanto avviene oggi, essenziali non solo genericamente al dibattito democratico ma anche alla formazione delle scelte politiche fondamentali per la vita del Paese. Del resto, così ho vissuto personalmente la politica fino a qualche anno fa.

Mi sono iscritto per la prima volta ad un partito nel 2007, nell’illusione che l’adesione al PD fosse lo sbocco coerente di una già lunga esperienza nel mondo dell’associazionismo, dai comitati Prodi ai Girotondi, dalla rete dei Cittadini per l’Ulivo a Libertà e giustizia, per indicare solo le iniziative principali. Sono felicemente iscritto a LeG fin dalla fondazione del circolo romano (se scrive il mio nome su YouTube vi troverà diversi video da me realizzati per l’associazione), ma in questi anni non ho potuto fare a meno di osservare anche i limiti evidenti di questo tipo di iniziative. Come lucidamente argomentato da Fabrizio Barca, mi ero convinto che la pur necessaria “mobilitazione cognitiva” dell’elettorato democratico dovesse, per una sua traduzione efficace nell’azione politica e amministrativa delle istituzioni, contare su un soggetto politico organizzato e radicato nel territorio. Così penso tuttora, ma dovrò arrendermi all’idea che questo progetto dei “luoghi idea(li)”, se anche risulterà compatibile con il modesto livello di coscienza civica degli italiani, non può che essere a lunga scadenza e richiedere una vera rivoluzione culturale.

Quanto a Podemos, mi chiedo quanto sia compatibile con l’individualismo degli italiani un modello, quello di Podemos appunto, che si articola nei quartieri con “una moltitudine di iniziative in piccola scala: orti urbani, reti di scambio, gruppi e cooperative di consumo biologico, università popolari, spazi di incontro, aiuto reciproco e pratiche di mutualismo”(). Non nego che, come Syriza in Grecia, rappresenti una novità importante e neppure che abbia creato un clima favorevole alla rivoluzione culturale di cui sopra, ma credo che in Italia il populismo alimentato dalla competizione mediatica attecchisca più facilmente del radicalismo dei centri sociali. Inoltre, come ha scritto Fernando Savater criticando il movimento degli indignados,

“…è sicuramente vero, come hanno detto alla Puerta del Sol e in altre piazze, che c’è bisogno di grosse riforme nella democrazia, nella sclerosi settaria dei partiti, nei mercati fuori controllo per l’avidità della speculazione capitalistica, nell’efficace istituzionalizzazione di una giustizia senza compromesso con i partiti, in un sistema di istruzione pubblico di qualità. Ma niente di tutto ciò sarà possibile finché la critica della politica continuerà ad essere censura nei confronti dei politici senza autocritica dei cittadini. L’indignazione non basta. Come diceva Spinoza, l’importante non è odiare o applaudire, ridere o piangere ma capire” .

*Podemos, la sinistra spagnola oltre la sinistra, di Matteo Pucciarelli e Russo Spena, editore Alegre

**ibidem, pag 52

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

0 pensieri riguardo “Podemos in Italia? (risposta a Paolo Barbieri)

  1. Vede Cancedda,

    non è che io abbia in grande stima la cosidetta “Società Civile” in quanto da essa emana, ne sono consapevole, una larga e diffusa mediocrità, mentre solo una piccola % è ancora capace di analisi e sintesi autonome, riuscendo a sottrarsi al plagio strategico e regressivo esercitato dal “potere costituito” per meglio orientare il consenso.

    E purtroppo in democrazia i voti si contano e non si pesano (e questo per me è il suo difetto più grande): il voto di Razzi vale quanto quello di Rubbia sia in Senato che nell’urna delle politiche. Ma di Nobel ne abbiamo 2 (se non sbaglio), mentre di Razzi ne abbiamo decine di milioni, e le maggioranze le fanno questi ultimi.

    Se questa è la realtà, e la storia e le cronache ce lo confermano, è necessario trovare il modo di orientare questa maggioranza a sostenere le nostre iniziative di progresso. E non è che si possa fare con ottimi interventi accademici: ci vogliono argomenti più semplici e rozzi, da essa attesi e fruibili.

    E come tenere insieme per iniziative di progresso queste varie espressioni di Cittadinanza, da quella che esprime una larga mediocrità indotta a quella più avanzata e consapevole?

    Quello che le accomuna è il disprezzo per la casta, riconosciuta da tutti come responsabile del degrado e del declino del Paese, protagonista non pentita di misfatti di ogni genere e misura, e quindi responsabile della diffusa sofferenza della Cittadinanza, sia per quella mediocre, sensibile solo a ciò che paga materialmente sulla propria pelle, sia a quella che soffre per la pessima qualità di democrazia che è costretta a vivere e subire, come per il peggioramento che ne prevede.

    Scrivevo:
    ***Ora Coalizione Sociale è il giusto inizio a cui bisogna con urgenza far seguire un progetto operativo che ricalchi quello di Podemos ( che vado diramando nel deserto ben prima di Podemos), e cioè: professori e non politici come guide; non solo Sinistra, ma tutta la Società Civile sofferente; non sinistra contro destra, ma sotto contro sopra, Società Civile contro casta!

    E poi andare oltre poichè noi abbiamo ANCORA la Costituzione che ci consente di non traguardare le elezioni, competizione quanto mai pericolosa, fatta di labili promesse e incerti programmi da campagna elettorale, alla quale la Cittadinanza ha ampiamente dimostrato di non voler più credere e che potrebbe amalgamare tutti i competitori in un giudizio assai negativo al proprio esame superficiale: “Sono tutti uguali!”.

    Non traguardare le elezioni, ma la Sovranità Popolare REALIZZATA, non solo enunciata, per imporre al Parlamento, suddito e delegato, un’agenda non di fumose promesse, ma concreti progetti di legge secondo l’art. 71, con dentro tutto il rigore morale e culturale dei Costituenti, bollinato dai proff. Rodotà, Saraceno, Settis, Zagrebelsky, Carlin Petrini, Caselli, Gratteri e altri dello stesso spessore.

    E allora basterà offrire alla generale indignazione (97% della Cittadinanza secondo la Demos di I. Diamanti, dic. 14), che finchè resta un sentimento inespresso produrrà solo frustrazione, ma che se trova la via della ribellione costruttiva, può cambiare il destino del Paese, il “fiero pasto”, cioè una “bastonatura” costituzionale della casta, mettendo in cima all’agenda da imporre al Parlamento, progetti di legge che la riguardino da vicino: riduzione/azzeramento privilegi; stipendi e orari di lavoro come media europea; monocameralismo secco (mia preferenza opinabile) con riduzione numero parlamentari; anticorruzione non fatta da corrotti e corruttori, ma da chi la combatte con impegno; riforma fiscale con lotta all’evasione; la buona scuola, etc. fino all’azzeramento progressivo ma rapido del consumo di suolo agricolo …

    Vede Cancedda, l’astensionismo, il disprezzo e la sfiducia nell’offerta politica (Demos) testimoniamo l’assenza e l’attesa intensa di affidabilità sia consapevole che non, che non trovando nulla di meglio, si rivolgono al nuovo Grillo o chi sfrutta senza scrupoli ogni argomento, Salvini.

    E’ possibile negare ancora la qualità ad una Società Civile che pur nella propria semplicità o rozzezza comunque la ricerca e la chiede?

    Paolo Barbieri

    I

    1. Pur condividendo le sue premesse a me pare che l’artistocrazia tenda a degenerare in oligarchia almeno quanto la democrazia degenera in demagogia. E – scusi il bisticcio di parole – di un’oligarchia che faccia largo uso della demagogia tra “fieri pasti” e “bastonature” non sento affatto la mancanza, anche perché l’abbiamo già. Quello che ci manca è un’educazione civica fatta come dio comanda. Sono le buone scuole di formazione alla politica e all’amministrazione pubblica per una classe dirigente al’altezza della nostra bella Costituzione. Libertà e Giustizia ci prova da anni con le sue scarse risorse e questo credo sia uno dei suoi meriti principali.

      1. Sig. Cancedda,

        pare proprio che lei voglia estrarre pervicacemente dalle mie espressioni contenuti che non hanno!

        Io scrivo di “rigore morale e culturale” e lei vuol leggere “aristocrazia che tende naturalmente alla oligarchi”. Ci siamo incontrati commentando Rodotà e lei vede in questo prof un oligarca? Oppure li vede in Settis, Zagrebelsky, Carlin Petrini, Saraceno…?

        Scrivo “fiero pasto” utilizzando una espressione dantesca volendo evidenziare che mi riferisco a quella parte di Cittadinanza meno emancipata e quindi sensibile a temi molto material,i soli capaci di scuoterla dall’astensionismo, e lei vuol vedere un’espressione di aggressività negativa e violenta.

        Scrivo tra virgolette “bastonatura costituzionale” e lei estrapola bastonatura dandole una valenza pressoché fascista…

        Poi sintetizza una “oligarchia che fa uso di demagogia” sempre a carico di quei nomi, che farebbero uso di “fieri pasti e bastonature che abbiamo già”, equiparandoli alla casta che ci conduce da lustri lungo degrado e declino…

        Se voleva scherzare non riesco a cogliere l’ironia e me ne scuso; se invece voleva sperimentare la mia reazione a uno stravolgimento del pensiero, spero che la soddisfi.

        Quella “educazione civica che ci manca” purtroppo non può scendere da Dio, ma solo da un Parlamento custode di un alto rigore morale e culturale che voglia l’evoluzione della Cittadinanza, che non è certo sufficiente l’impegno meritorio di L&G profuso dalla sua nascita ad oggi, che infatti non ha arrestato il regresso progressivo del Paese sia sul piano materiale che immateriale, ma lo ha accompagnato con grande sofferenza dei suoi iscritti. E se questo costante tentativo è sicuramente meritorio, io ho trovato insopportabile perseverare (e sono 13 anni) in un modus operandi che non dava ne dà i frutti sperati.

        Saluti.

        Paolo B.

      2. Le chiedo scusa. Non intendevo certo scherzare, semmai alludere ai limiti e ai rischi della sua impostazione “aristocratica”. Nel tentativo di semplificare – il nostro dialogo sta andando un po’ per le lunghe – i termini del nostro dissenso ho messo tra virgolette alcune delle sue espressioni, forzandone l’interpretazione. Sarei felicissimo di mandare al potere i professori da lei indicati, alcuni dei quali, come Rodotà e Zagrebelsky, conosco e apprezzo personalmente da molti anni. Ma è un’illusione credere che la nostra ottima Costituzione, come ogni altra costituzione democratica, consenta di eleggere i migliori annullando (come?) il consenso popolare di massa per quanti con l’inganno, l’abilità comunicativa, la demagogia riescono assai più facilmente a prendere voti. Il rigore morale e culturale non può andare al potere se non passando per gli elettori e la loro maturità civile. Altrimenti, al posto di Berlusconi o Renzi non andranno Rodotà e Zagrebelsky ma forse Grillo o Salvini. E’ quello che ci avrebbe detto Platone per spiegarci come la forma aristocratica di governo può facilmente degenerare in oligarchia. Siamo entrambi d’accordo, credo, che non esistono né una casta infernale né una società civile ideale. Le propongo di chiuderla qui.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti