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Due anni fa il sequestro di Padre dall’Oglio. Il 29 luglio lo speciale di Articolo21

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Nandocan aderisce all’iniziativa di articolo 21 e del Mondo di Annibale con questo editoriale del portavoce Giuseppe Giulietti. Richiamare, sull’esempio di papa Francesco, l’attenzione su Padre Paolo Dall’Oglio,  sulle tante persone scomparse nella tragedia siriana e sulle vittime dell’odio etnico e religioso è il miglior lancio possibile per un’iniziativa, quella della rete tra le associazioni per “illuminare le periferie del mondo”, per la quale mi sento personalmente impegnato fin dall’inizio (nandocan)

***di , 28 luglio 2015 – Sono passati due anni da quando Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, è stato sequestrato in Siria. Da allora un inquietante e doloroso silenzio circonda la sua sorte. Di tanto in tanto inattendibili fonti annunciano la sua morte o la sua detenzione in una delle tante prigioni dove le milizie jihadiste nascondono gli ostaggi. Nei giorni scorsi i familiari di Padre Paolo hanno rivolto un appello ad illuminare la vicenda del fratello, a rompere il muro del silenzio e dell’oscurità.

Questo appello ha incontrato subito la sensibilità del Pontefice che, durante l’Angelus domenicale, ha voluto richiamare l’attenzione mondiale su Padre Paolo, sugli altri religiosi sequestrati, sulle persone scomparse e sulla tragedia siriana. Del resto Paolo ha rappresentato e rappresenta una voce di pace, un costruttore di ponti, impegnato da oltre trenta anni nella ricerca del dialogo tra cattolici e mondo islamico. A questo progetto ha dedicato la ricostruzione dell’antico monastero di Mar Musa,in Siria, luogo di dialogo e di pace, circondato dai signori della guerra e del terrore.

Per queste ragioni è inviso non solo ai miliziani, ma anche ad Assad che non ha mai apprezzato questo religioso troppo attento alle ragioni del dialogo e del rispetto dei diritti umani e civili, infatti è stato espulso dalla Siria nel 2012. Decise di rientrare perché quello era ed é il suo mondo, il suo popolo con il quale condivide speranze e sofferenze. Il sequestro, probabilmente ad opera di una delle tante bande jihadiste, fu portato a compimento il 29 luglio del 2013. Le Autoritá diplomatiche italiane ed il ministro Paolo Gentiloni non hanno mai smesso di lavorare per riportarl a casa, ovviamente lavorano con la discrezione e con il riserbo dovuto ad una storia così complessa e difficile.

Le parole di Francesco, non potranno che rafforzare la speranza di chi non ha mai voluto rassegnarsi e forse meritano da parte di ciascuno di noi, una partecipazione attiva e solidale. Il 29 luglio,per esempio, potremmo ricordarlo tutti insieme pubblicando non solo una sua immagine, ma anche l’appello plurilingue predisposto dai familiari. Gli edifici pubblici e privati, i palazzi dei comuni, delle istituzioni, delle Chiese, potrebbero esporre una grande foto di Paolo, così come si é fatto in tante altre occasioni. Non sarà questo a far liberare padre Dall’Oglio, ma almeno sarà un gesto di affetto, una riposta civile all’appello dei familiari, un modo per sottoscrivere collettivamente l’appello di Francesco.

Da parte nostra, come Articolo 21, grazie alla sensibilità del direttore Stefano Corradino e dei suoi collaboratori, abbiamo deciso di dedicare la giornata del 29 a Padre Paolo, di pubblicare le sue foto, di chiedere una testimonianza ai suoi amici e a coloro che lo hanno incontrato e di pubblicare in apertura l’appello che sarà lanciato dai suoi familiari. Ci auguriamo che tanti altri siti, a cominciare da quelli che stanno collaborando con noi per realizzare il progetto “Illuminare le periferie del mondo”, vogliano trovare il modo di ricordare Padre Paolo, gli altri sequestrati (senza dimenticare i 4 lavoratori scomparsi in Libia) e quanti continuano a vivere e a morire nella tragedia siriana.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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