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Italia,Europa, House of Cards

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo12 luglio 2015 – La causa del disastro greco è politica ed europea. Lo ha scritto Varoufakis sul Guardian e oggi i titoli di Corriere e  Repubblica gli danno ragione: “Berlino non si fida di Atene”, “Tsipras divide l’Europa”. Schäuble ha diffuso ieri un documento in cui si chiede alla Grecia di uscire dall’Euro per 5 anni e di sbrigarsela. Però la Francia sostiene Atene fino al punto – si dice – di aver scritto con i greci il documento sui tagli. Si è dunque creato un “cuneo tra Parigi e Berlino”. E Adriana Cerebelli, del Sole, dice che il merito è di Tsipras: La Grecia  era “a un passo dall’uscita dall’euro. E il vertice era stato convocato per oggi solo per prenderne atto. Invece con una capriola politicamente spericolata, incassando prima il fragoroso no referendario (61,3%) all’offerta rigorista dei creditori e poi il sì parlamentare (251 su 300 voti) ancora più sonoro, quasi sulla stessa proposta, il premier ellenico pur capitolando davanti ai creditori ha rilanciato la palla nel campo avversario”.

L’Euro, tra accordo di cambio e moneta di stato. La contraddizione della moneta europea – spiega Varoufakis– non poteva reggere dopo la crisi del 2008/9. L’Europa si trovava davanti alla scelta: o trasformarsi in federazione (dunque uno stato) o espellere la Grecia per dare una lezione (di rigore) ai francesi (e a spagnoli e italiani). I tedeschi hanno scelto la seconda soluzione e hanno usato la Grecia. Perciò Schäuble e sodali hanno rifiutato di ristrutturare il debito in cambio di riforme economiche,  per spingere la Grecia fuori dalla moneta unica. Con lo scopo finale to put the fear of God into the French and have them accept his model of a disciplinarian eurozone (di imporre il timore di Dio ai francesi e fargli accettare un modello tedesco di disciplina. Come finirà? Il Corriere parla di “Scelta impossibile della Merkel  rompere col suo partito o con l’Europa”. O si passerà il cerino a Tsipras: “riforme in 7 giorni”, sperando che il consenso che ha si sgretoli.

House of Cards alla fiorentina. Le intercettazioni non hanno rilievo giudiziario, ma secondo  certi commentatori non avrebbero neppure rilievo politico. Tanto si sa che “la conquista del potere passa attraverso ricatti, pressioni giochi”. Però così – osserva Michele Prospero sul manifesto– “Il voto perde ogni valore di investitura. Le urne, convertite in una ratifica tardiva di scelte già maturate nel palazzo, tessute dietro le quinte. Il sistema diventa un congegno autoreferenziale. Le maggioranze si decompongono in aula con i ritrovati magici di formule variabili che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale originario. Salta il circuito ascendente della legittimazione: quello che collega governanti e governati attraverso il voto competitivo”. E il primato della politica come gioco di potere uccide la politica democratica!

La riforma della Rai arriverà in aula con un accordo Pd Forza Italia. Resta la commissione di vigilanza. Il DG -ora si chiama AD, mministratore delegato- sarà sempre nominato dal governo e il Presidente dovrà sempre avere il gradimento dell’opposizione. I direttori dei Tg verranno ancora scelti con prassi consociativa. Tuttavia il governo ottiene la delega sulle risorse, che userà come la Troika i prestiti alla Grecia: per tenerla sotto l’incubo del fallimento. Poi riscriverà le regole – altra delega – con Sky e Mediaset, per spartire la torta del nuovo duopolio. Senza televisioni libere e in concorrenza, la democrazia resta malata. Il nuovo potere, continua a muoversi sulle orme del vecchio.

“Prendete un fiore dalle corone, portatelo a casa, è Santo che ve lo dona”. Don Ciotti ha salutato così l’amico Della Volpe. Ha spiegato che il regno dei cieli è di chi – come Santo – non si arrende, di chi sostiene sempre le persone più in difficoltà, e cerca con impegno ostinato la verità per raccontarla. Conosco Ciotti da tempo, ma ieri, ascoltandolo in Sant’Agnese, ho sentito nelle sue parole la chiesa. Di Francesco.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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