A Santo Della Volpe l’ultimo saluto alla FNSI

Libera***da articolo21, 9 luglio 2015 – La mattina del 9 luglio Santo Della Volpe Ci ha affidato la sua eredità di coraggio, passione e impegno civile

La moglie Teresa, il figlio Sebastiano e la sorella Luisa comunicano alle amiche e agli amici, alle colleghe e ai colleghi, che venerdì 10 luglio, dalle ore 11 alle 20 sarà possibile salutarlo alla Fnsi (c.so Vittorio Emanuele 349 – Roma )
dove è stata allestita la camera ardente.

I funerali si terranno sabato 11 luglio alle ore 11 nella Basilica di S.Agnese (via di S.Agnese, 3 – Roma).

La famiglia raccomanda di non inviare fiori, ma – chi lo desidera – potrà effettuare sottoscrizioni all’associazione Libera.

Ciao Santo, amico di una vita

di Luigi Ciotti il .

Con Santo ci conoscevamo da trent’anni, dalla metà degli anni Ottanta. Giovane
giornalista della sede Rai di Torino, si era subito distinto per la preparazione e l’accuratezza dei suoi servizi. La sua attenzione per le questioni politiche e sociali propiziò il nostro incontro e una collaborazione che nell’arco dei decenni non è mai venuta meno, da Aspe, l’agenzia di stampa del Gruppo Abele, dove Santo portò la sua passione e la sua professionalità, alla direzione di Libera Informazione, che Santo ereditò da Roberto Morrione, altro amico e giornalista tutto d’un pezzo. Nel frattempo il percorso di Santo incontrava importanti riconoscimenti, le sue inchieste da inviato del TG3 nazionale su mafie, corruzione, guerre, lavoro venivano segnalate per il loro rigore e profondità, fino alla recente designazione a presidente della “Federazione nazionale della stampa”, ruolo che nessun più di Santo poteva meritare, visto il suo impegno per un giornalismo libero, indipendente, indisponibile ai silenzi e alle parole di comodo, refrattario alle seduzioni del potere, garante della trasparenza della vita democratica.
Ma di Santo voglio ricordare anche la sensibilità, la generosità, la coscienza dei limiti. Che Santo non ha dimenticato nemmeno di fronte alla prova più estrema, quel male incurabile che ha affrontato con lo stesso coraggio e dignità con cui ha vissuto. Ci mancherai molto, Santo. Ci mancheranno le tue parole, la tua passione, la tua sete di vita. E, ricordandoti, cercheremo di essere anche noi, un po’ più vivi.
Ti abbracciamo nella vicinanza a tutte le persone che ti hanno voluto bene a
cominciare da Teresa, a cui va una carezza affettuosa. Luigi Ciotti

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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