TTPI e libero scambio ma con l’inganno Usa

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Il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo ad ampia maggioranza – riferisce  il redattore sociale – “una risoluzione che esprime la volontà di non abbassare gli standard europei sull’ambiente, il sociale, il benessere degli animali e la diversità culturale”. Si tratta di un primo successo giunto dopo molte settimane di ritardi dovute a una spaccatura all’interno del gruppo socialista. Secondo il redattore sociale, in molti speravano in un esito diverso, come le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. Il presidente nazionale delle Acli Bottalico, decisamente contrario alla prosecuzione dei negoziati prevista per il 13 luglio prossimo, ha invitato la Commissione europea  a prendere almeno una posizione chiara e non equivoca per escludere definitivamente l’Isds, il pericoloso codicillo che è al centro del dibattito e di cui scrive Massimo Lauria nell’articolo che segue (nandocan) 

***di Massimo Lauria, 8 luglio 2015 – Passaggio decisivo al Parlamento europeo col voto sul provvedimento più importante del Ttip che qualcuno cercava di far passare sotto silenzio. Una semplice ‘postilla’, un ‘codicillo’ da legulei che di fatto annullerebbe le leggi nazionali che risultassero limitative della ‘libera intrapresa’ delle voraci multinazionali statunitensi. Il trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, in gran parte ancora segreto, prevede infatti una clausola di arbitrato internazionale chiamato Isds (Investor-State Dispute Settlement). Un meccanismo che consentirà agli investitori Usa di contestare e chiedere l’annullamento di leggi nazionali o europee che a loro avviso limitino la loro libertà di impresa.

Attraverso questo meccanismo gli investitori americani potranno dare battaglia su leggi -esempio- per la protezione dell’ambiente, o della sicurezza alimentare o del mercato del lavoro. A denunciare il pericolo in un documento congiunto sono tre europarlamentari italiani, provenienti da schieramenti diversi: Sergio Cofferati (eretico Pd), Tiziana Beghin (M5S) ed Eleonora Forenza (Altra Europa per Tsipras). «Siamo di fronte a una situazione pericolosa -denunciano i tre- Attraverso il meccanismo dell’Isds, le imprese americane avranno la possibilità di mettere in discussione le leggi nazionali dei Paesi Ue».

L’ipotesi non è così lontana. Alcuni investitori stranieri, infatti, hanno già invocato contro l’Italia proprio la clausola Isds in risposta ai tagli sugli incentivi al fotovoltaico. Una rogna per chiunque finisca dentro la rete, perché la gestione degli arbitrati giudiziari viene affidata a tribunali privati e non a quelli ordinari. I processi si fanno a porte chiuse e senza possibilità di appello. E se verrà condannato il nostro Paese dovrà pagare una multa milionaria, oltre che ritirare la normativa in questione.

L’Isds rappresenta un vero e proprio ricatto. Perché apre la strada a possibili ricorsi pretestuosi da parte delle grandi multinazionali statunitensi, costringendo i governi a rivedere le proprie normative in loro favore. Ma non è finita. La clausola mina la libera concorrenza creando una giurisdizione parallela a uso e consumo delle aziende estere, che godrebbero dei vantaggi dell’Isds. Mentre le imprese nazionali continuerebbero a rispondere alla giustizia ordinaria.

Gli europarlamentari italiani chiedono che l’assemblea di Strasburgo rispetti la volontà dei 150 mila cittadini europei che nella consultazione pubblica di un anno fa avevano detto no alla clausola di arbitrato internazionale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Commissione Affari Legali del Parlamento europeo. Di altro avviso, invece, i socialdemocratici Ue favorevoli alle richieste Usa. Contro l’Isds per ora si contano parlamentari francesi, olandesi, belgi, austriaci, inglesi e greci. Ma Washington ha già fatto sapere che non può esserci Ttip senza Isds.

* da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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