Domenica in Grecia perderemo tutti

Decisamente pessimista, il segretario di Magistratura democratica, sul blog di Ennio Remondino. In sintonia, d’altronde, con tanti altri commentatori più o meno occasionali (ma dilettante sono anch’io). O con altri ex studenti che, come lui, “odiavano il greco al liceo”.  Dimentica, a mio avviso, che una vittoria del No darebbe comunque un segnale incoraggiante a quanti in Europa premono per una rivincita della democrazia sulla logica tecnocratica di Bruxelles e per una governance federale dell’Unione, fondata su maggiori poteri al Parlamento europeo e finalmente in grado di imporsi sia all’egoismo dei singoli Stati che alla rigidità padronale dei mercati finanziari (nandocan)    

Grecia referendum 2***di Ignazio Juan Patrone, 3 luglio 2015 – I greci non risolveranno nulla: se vincerà il no il negoziato si bloccherà forse definitivamente; se vincerà il sì cadrà il governo, si perderà altro tempo, l’economia continuerà a precipitare.

I tedeschi – se vinceranno i sì – ancora una volta dimostreranno di avere un grande potere sull’Unione, da vero socio tiranno, ma di non avere alcuna capacità di leadership. Se vinceranno i no continueranno a metter veti, attività che si confà particolarmente al governo della Signora Merkel.

Gli italiani ancora una volta avranno dimostrato di non contare nulla e di essere più propensi al doppiogiochismo (sto con la Grecia “ma anche” con la Germania, apprezziamo il sì “ma anche” il no, che pena Renzi) che ad una seria politica europea.

L’Unione ? beh l’Unione sta davvero in cattive acque e non sembra avere (almeno per ora) la capacità di uscirne. Speriamo solo che le falle non si allarghino troppo, anche il referendum del Regno unito è alle porte ed innescherà un’altra ondata di anti-UE.

Sono un po’ triste e un po’ inc., ma la storia va accettata per quel che ogni giorno ci propone realmente e non per quello che vorremmo.

PS. A me questa piccola folla di italiani che, Vendola in testa, sta partendo per la Grecia, tra improbabili ricordi del liceo classico (e delle relative versioni di greco) e voglia di moussakà e sirtaki fa un po’ pena. Anche perché il greco personalmente lo odiavo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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