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La minaccia Isis sul mondo? Per la Nato il vero nemico resta ancora il Cremlino

Ma Ennio mettiti nei panni dei generali. Vuoi mettere gli stanziamenti in armi e risorse militari di ogni tipo che si possono chiedere e ottenere per la guerra “fredda” con la Russia rispetto a quelli che ti darebbero per un intervento più o meno “caldo”, oltretutto assai problematico, nelle sabbie mobili del Medio Oriente? E poi l’Isil o Daesh preoccupa l’Europa molto più degli americani, i migranti “ladinos” sono ancora buoni cattolici…(nandocan). 

Remondino Ennio*** di Ennio Remondino, 30 giugno 2015 – Schiacciati tra crisi greca e attacchi Isis, i Ministri della Difesa Nato, riuniti il 25 giugno a Bruxelles, hanno potuto decidere nella disattenzione del mondo. E farsi convincere dai generali che sempre ‘se la cantano e se la suonano’, che la minaccia per il mondo occidentale non viene dal Califfo ma da Putin. Ancora Fantasmi di armate cosacche, mentre lo jihadismo scanna e ammazza dove, come e quando vuole su tre continenti. La Russia accusata di star sfidando ‘la sicurezza euro-atlantica attraverso l’azione militare, la coercizione e l’intimidazione dei suoi vicini’. Versione storica audace.

Analisti un po’ schierati, sembrerebbe. Protagonista e campione tra tutti, il Ministro della Difesa ucraino generale Poltorak, al quale i Ministri Nato hanno ribadito ‘il forte impegno per un’Ucraina indipendente, pacifica e prospera, ed il nostro fermo sostegno per la sua integrità territoriale’. Anche se Kiev non fa parte né della Nato né dell’Unione europea. Linguaggio molto duro, volutamente non velato da opportunità diplomatiche. Certo la volontà di dare un segnale forte anche attraverso questa novità di linguaggio, senza preamboli e senza mezzi termini. La linea dura del fronte Baltico.

Dopo aver deciso sulla base di dati militari ignoti e non verificabili la centralità della minaccia russa, i Ministri hanno per fortuna considerato anche ‘il crescere dell’instabilità regionale del fronte sud’ in una combinazione di diverse sfide e minacce e tra queste – recita il comunicato – anche di quella posta dall’ISIL, o Daesh’. Ripetiamo noi per evitare che sbagliate voi a leggere: la scala di pericolo fissata dai Ministri Nato pone la minaccia rappresentata dal califfato Isis e Dash che dir si voglia in posizione assolutamente subordinata. Neppure la ‘minaccia numero 2’ dopo la Russia.

Il giorno successivo a queste acute valutazioni, le stragi jihadiste in Tunisia, Kuwait, Somalia e Francia. Essenziale, per capire cosa si muove nel mondo Nato a guida statunitense, la dichiarazione del Vice-Capo di Stato Maggiore dell’Esercito statunitense generale Daniel Allyn, contemporanea agli episodi terroristici: ‘La minaccia che ha la mia più grande attenzione è, francamente, quella nell’Europa orientale. La Russia ha chiaramente dimostrato l’intenzione di voler violare i confini nazionali di ben due Stati, Georgia e Ucraina, e da quel che possiamo vedere questa volontà non è venuta meno’.

Guerra fredda verso sempre più alte temperature. Il Segretario alla difesa Usa Ashton Carter, ha ricordare l’aiuto americano all’Ucraina per 238 milioni di dollari. Con qualche azzardo storico c’è chi ha parlato di Ucraina come Danzica per motivare il dispiegamento di nuove truppe in Europa. Una brigata corazzata di cui due battaglioni sono già presenti in Europa ed uno in arrivo dagli Usa, che verranno dislocate rispettivamente nei Paesi Baltici (Estonia, Lituania, Lettonia) e nell’Europa centrale (Bulgaria, Romania e Polonia). Previste maggiori disponibilità militari statunitensi verso la Nato.

 

Per non essere da meno i Ministri della Difesa Nato, Italia compresa, hanno deciso l’ampliamento della forza di dispiegamento rapido NRF (Nato Response Force) da 13.000 a 40.000 uomini. Inoltre è stato deciso di ‘snellire’ il percorso decisionale del ‘Supreme Allied Commander Europe’, oggi il generale americano Philip Breedlove. ‘Il periodo di pace che durava dalla fine della 2a Guerra Mondiale è finito’, ha affermato il Ministro polacco della Difesa Tomasz Siemoniak, al termine delle esercitazioni ‘Baltops 2015’ a Ustka, in Polonia. Ministra Pinotti, lei è d’accordo col collega? E lei Renzi?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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