Bentornata Unità

l'Unità bentornata bisMi associo con entusiasmo  alle parole di bentornato all’ Unità del direttore di Articolo 21 , nella quasi certezza che il quotidiano di Antonio Gramsci vorrà continuare ad essere, in un diverso ma non meno difficile e impegnativo contesto storico, degno del suo fondatore (nandocan).

***di , 30 giugno 2015 – L’Unità non può più restare in silenzio. Era la frase che risuonava alcuni mesi fa nella sala stampa della Camera in una iniziativa pubblica. Articolo21 era lì con Giuseppe Giulietti, Tommaso Fulfaro, Vincenzo Vita e Santo Della Volpe. La sua assenza, ribadivamo, è una ferita per il pluralismo dell’informazione e per la stessa democrazia italiana. Non potendo accettare che l’Unità venga abbandonata nell’anno novantesimo della sua fondazione, dopo essere diventato nel dopoguerra il primo autentico quotidiano nazionale, dopo aver accompagnato e sostenuto il cammino della sinistra italiana nella democrazia.

Oggi l’Unità torna in edicola. #antimafiacapitale titola il quotidiano fondato novantuno anni fa da Antonio Gramsci. Per ricordare quanti soggetti, associazioni, movimenti si battono a Roma e nell’intero Paese contro il puzzo del compromesso morale, per dirla con le parole del giudice Borsellino.

“Finalmente torna in edicola un monumento dell’informazione italiana e della sinistra italiana, e non solo” ha detto il neodirettore Erasmo D’Angelis. “Un giornale che racconterà l’Italia. Noi raccontiamo molto bene le paure, gli allarmi e i timori e molto male l’Italia positiva. Una cosa che farà l’Unità è raccontare ‘l’Italia che fa l’Italia’, il coraggio degli italiani e le piccole storie che diventano grandi storie e che accompagnano questo paese che ha bisogno disperatamente di cambiare e di crescere”.

E’ una prospettiva che ci piace perché su questa strada Articolo21 è impegnata da anni per far uscire dalla clandestinità quelle storie e quei soggetti sociali esclusi che la gran parte dell’informazione ha scelto di cancellare.

La crisi dell’editoria, il numero sempre più ridotto di lettori dei quotidiani, la stessa sfiducia nella politica inchiodano la nuova Unità a una forte responsabilità. E ci auguriamo che, dopo essere stata nella clandestinità uno dei fogli più importanti della lotta antifascista, l’Unità continui ad essere un giornale oppositore dei fascismi vecchi e nuovi, delle vecchie e nuove forme di intolleranza, razzismo, omofobia, negazione dei diritti fondamentali. Come quello all’informazione, un bene comune ma che oggi, come e più di ieri è troppo spesso oggetto di soprusi, bavagli e intimidazioni orditi per nascondere la verità.
Perché la verità, scriveva Gramsci “è sempre rivoluzionaria”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti