L’internazionale nera. I Tg di venerdì 26 giugno

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 ***di Alberto BaldazziDue terzi di tutte le edizioni sono inevitabilmente occupati dalla cronaca e dai riflessi dei 3 attentati jiadisti che hanno colpito Lione, la Tunisia e Kuwait City. Quello francese non sembra avere le caratteristiche tipiche dell’azione dell’Isis, se si esclude il dettaglio macabro della testa mozzata. Ma la tentazione di titolare sul venerdì nero dell’attacco terroristico e’ troppo forte, anche in mancanza di rivendicazioni. Hollande chiama subito alla mobilitazione nazionale, memore forse della ripresa dei suoi sondaggi dopo l’attacco a Charlie Hebdo (ma questa banale riflessione non la fa nessuno). Buono l’approfondimento del Tg3 sullo sforzo democratico in atto nell’unica primavera araba che non è stata annichilita dall’integralismo e dalle lotte intestine. Le reazioni italiane sono quelle di Renzi (nulla da segnalare di particolare) e di Mattarella, che però è presente solo sulla Rai. Molto istituzionale la reazione di Gasparri che in un tweet si augura che i terroristi vengano sterminati. Tg4 intravede il piatto ricco e, smentendo ciò che la Farnesina comunica in tempo reale, nei titoli parla di 4 vittime italiane tra le 37 vittime della spiaggia tunisina, che per fortuna al momento non sono confermate. Sempre Tg4 presenta ben 2 editoriali, il primo del direttore Giordano, il secondo di Vittorio Feltri, ed entrambi incentrati sull’assunto secondo il quale “da noi non si ha ancora abbastanza paura”.
 Relativamente scarsa, quanto poco diffusa, l’attenzione al fatto che l’attentato sunnita contro gli sciiti di Kuwait City testimonia come la guerra dell’Isis si rivolga drammaticamente ed in primo luogo contro il mondo islamico.

Tg3 oltre al terrorismo ha spazio solo per l’inchiesta sulla regionopoli calabra (che ripropone il consueto quadro deprimente condito dall’altrettanto consueto coinvolgimento dei uomini dell’Udc e anche del Pd) e per la bella notizia che viene dalla Corte Suprema statunitense che ha imposto anche agli stati riluttanti di riconosce i matrimoni gay. Obama commenta trionfante, e la notizia è addirittura nei titoli per TgLa7.

La valutazione degli esiti del summit di Bruxelles sulla vicenda profughi è compresa dalle evidenti esigenze di scaletta. TgLa7 parla nei titoli di un sostanziale fallimento per le posizioni dell’Italia, mentre i Tg Rai sono più ambivalenti nel giudizio. Il tormento della Grecia si tinge dei buoni numeri odierni delle borse e del consueto traffico di dichiarazioni “l’un contro l’altra armata’.

Le edizioni delle 20 fanno in tempo a dare ampio spazio al cambio di scenario nella vicenda dei maro’, con la decisione italiana di ricorrere all’arbitrato internazionale, vista l’insipienza e delle varie autorità’ giudiziarie indiane.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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