Europa resta a casa tua! La Libia legale di Tobruk respinge flotta e velleità

Ci risiamo? Mi auguro di no, ma quei milioni di euro che serviranno a finanziare la spedizione avrebbero probabilmente maggiore efficacia se investiti negli accordi di cooperazione con i paesi di origine dei migranti. Di quelli che fuggono per la fame o condizioni economiche disperate, intendo. Per chi fugge dalla guerra o dalla persecuzione, il rifiuto dell’accoglienza è eticamente e giuridicamente incivile e inconcepibile. O no? (nandocan) 

***di Remondino EnnioEnnio Remondino, 25 giugno 2015 – Più o meno un giorno dal lancio ufficiale della prima fase della missione navale Eunavfor Med, e già la flotta Ue rischia il naufragio. Il comandante dell’aviazione libica Saqr Geroushi, delle forze armate fedeli al governo di Al Thinni e alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, ha avvisato l’Europa che le sue navi potrebbero essere attaccate se entreranno nelle acque territoriali libiche senza autorizzazione. E questo accade dalla parte dei ‘buoni’, riconosciuti dalla comunità Ue e Italia. I ‘cattivi’ del governo parallelo di Tripoli legato alle milizie islamiste una volta tanto sono d’accordo coi rivali.

Eppure l’ottimismo esibito insiste. Il ‘punto A’, prima fase della missione, è il tempo necessario ad organizzare l’armata raccogliticcia. Entro luglio, 5 navi, 2 sottomarini, 3 aerei da ricognizione, 2 droni e 3 elicotteri pronti. A fare cosa lo si saprà solo dopo il 20 luglio. La missione operativa prevede il sequestro e la distruzione delle imbarcazioni degli scafisti in acque internazionali poi anche libiche, se e quando qualcuno l’autorizzerà. Serve l’avallo improbabile del consiglio di sicurezza Onu. Probabile ‘pattuglione’ navale di soccorso al largo della costa dei ‘pirati’. Beffa.

Anche se le bocche restano cucite, negli ambienti militari italiani ed europei le perplessità sulla messa a punto dell’operazione Eunavfor-Med non sono poche. Non è chiaro quale mandato verrà assegnato all’operazione ma molto dipenderà da come si esprimerà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: se autorizzerà solamente la requisizione in mare delle imbarcazioni utilizzate per trasportare i migranti illegali o se verranno consentite incursioni a terra. In questo caso l’obiettivo autorizzato saranno solo i barconi o sarà possibile colpire anche i trafficanti e i loro capi?

Se il mandato sarà troppo blando le regole d’ingaggio utilizzate potrebbero risultare inefficaci con il rischio che alcuni dei Paesi che finora hanno dato una disponibilità di massima a inviare proprie navi (unità tedesche e britanniche sono già in area) si tirino indietro per evitare figuracce. ‘Nessuno si è impegnato a specifici contributi per Eunavfor’, ha ricordato l’ammiraglio francese Patrick de Rousiers, capo del Comitato militare europeo. E forse non è un caso. A Bruxelles si consolano cercando inesistenti parallelismi con la missione europea contro la pirateria somala Atalanta.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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