Jobs act per la scuola

Nonostante tutti quei “però”, Mineo appare sostanzialmente ottimista sull’accordo per la Grecia. L’ottimismo della volontà, giusto. Quanto alla Merkel, sembra anche a me che sia, come anche per nostra disgrazia i principali leaders europei, un capitano che “naviga a vista”.  Sulla serietà del “piano dei presidenti” sono piuttosto scettico. Con l’aria che tira, la costruzione di “qualcosa che somigli a uno stato europeo”, come ipotizza il collega, resterà ancora a lungo un sogno per Habermas e per tutti noi. Sulla scuola mi permetto di scherzare. Chi valuta gli insegnanti? Il preside. E chi valuta il preside? Gli ispettori (ogni tre anni, figuriamoci). E chi valuta gli ispettori? Il provveditore. E chi il provveditore? il governo. Ma se, per la proprietà transitiva, è il governo che valuta gli insegnanti, abbiate fiducia nel governo e salverete la scuola.  (nandocan)

Mineo Corradino***di Corradino Mineo23 giugno 2015 – Grecia,spinta finale, L’Europa respira, i mercati ci credono, accordo a un passo. Così i giornali italiani ed europei. Però serve un’altra riunione, giovedì con l’Eurogruppo. Però qualcuno spera che gli ultimi sacrifici concessi -più contributi sulle pensioni, tasse per chi ha ancora qualcosa- mettano Tsipras in difficoltà ad Atene. Però si cercherà di far passare per nero quello che è bianco, sperando che nessun altro paese scopra, dopo la Grecia, che i debiti si possono – anzi talvolta si devono – non pagare. Perchè non si può togliere ai popoli il pane e la speranza in nome dell’ordine capitalista e della sua irrazionale razionalità. Angela Merkel -raccontano le cronache- ha dovuto mettere in riga spagnoli e slavi che volevano il sangue di Atene. Lo ha fatto tardi – in zona Cesarini, si sarebbe detto – perchè è una politica dorotea, che smussa, rimanda, media ed esercita il potere, non una statista con una visione dell’Europa. Ma l’ha fatto. E Sergio Romano, sul Corriere, scrive di un piano dei presidenti (del Consiglio,della Commissione, dell’Eurogruppo, del Parlamento e della BCE) per costruire qualcosa che somigli a uno stato europeo.  Mentre Habermas, tradotto da Repubblica, ci esorta: “Diamo una patria alla nostra moneta”. Chissà!

Aspettando il maxi emendamento. Ieri è stato un giorno strano. Le voci si rincorrevano, insistenti: più assunzioni, meno poteri ai presidi, concessioni del governo, cambiamenti del testo, accordo fatto. Basta leggere l’intervista della relatrice Puglisi a Giovanna Casadio per ridimensionare tutto. Sempre 100mila le stabilizzazioni, vincitori di concorso e GAE. E resta la minaccia: “se non facciamo presto saltano le assunzioni, è un dato di fatto”. Resta sempre al preside il potere della chiamata diretta e di non rinnovare, eventualmente, il contratto dell’insegnante, ma – ci assicura  Puglisi – anche il preside “verrà valutato dal provveditorato ogni tre anni attraverso visite ispettive”. Infine l’ammissione: “Come il Jobs Act anche questa riforma sarà compresa una volta entrata in vigore”. Tutto qui : un jobs act per la scuola!
Catasto è caos, scrive Repubblica. Si rischia “un salasso fiscale. A Napoli il valore di una casa popolare sale di 6 volte, a Roma di 4. Salta la riforma”. Sembra proprio che il governo che ogni giorno chiede più deleghe e più poteri per governare…non sappia governare. Non è dunque questa la vera emergenza, garantirci che il governo governi?  A cosa serve spianare o asfaltare insegnanti, senatori, sindacalisti e Costituzione, se poi sull’economia, sull’immigrazione e la questione morale il governo annuncia, si blocca, riparte, tentenna? Da tempo il mio amico Nicola Forte mi diceva che la riforma del catasto sarebbe stata “una nuova patrimoniale” dal costo assai salato. I suoi consiglieri lo avevano invece nascosto al premier? Cambi consiglieri! Suvvia un decisionista come lui: si informi, poi decida, agisca e governi!
“Roma come Palermo anni 80.Nessuno vuol vedere la mafia”. È il titolo di una bella intervista del Fatto al procuratore aggiunto Prestipino, l’artefice, con Pignatone dell’inchiesta Mafia Capitale. E mentre Orfini deve girare sotto scorta per le minacce ricevute, il Corriere titola “Pressing di Renzi su Marino”. Perchè si dimetta. “Marino non è in grado di proseguire”, confida il premier alla sua Maria Teresa Meli. Poi insinua che il sindaco si sia portato “le truppe cammellate alla festa dell’Unità”. Marino resiste e sembra dire: “non vi sarà facile liberarvi di me”. Braccio di ferro. “Questo -spiega Massimo Franco– accentua le difficoltà di Renzi in una fase di affanno, con la scuola e centomila assunzioni appese all’ennesima sfida in Parlamento. E sullo sfondo galleggia il caso di Vincenzo De Luca, il nuovo governatore della Campania che dovrebbe essere sospeso a giorni dalla carica: un’altra incognita e fonte di imbarazzo
Dopo 8 secoli in fuga, i Valdesi hanno sentito un Papa che, nel loro tempio, ha detto: “vi chiedo scusa per gli atti non cristiani e inumani compiuti contro di voi”. Bergoglio non ha paura delle parole, vuole una chiesa senza paura, che parli perché il mondo capisca.Tutto cambia.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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