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#LaudatoSi. 5 motivi per leggere la lettera del Papa

papa francesco

***di , 21 giugnp 2015* – La lettera che Papa Francesco ha appena consegnato a tutti gli abitanti e le istituzioni del mondo va letta, studiata, meditata. Ecco cinque buoni motivi per farlo:

  1. E’ un documento di importanza storica. Non il libretto verde di un Papa che si preoccupa dell’ambiente. E’ qualcosa di ben più ampio, ricco e profondo. E’ una lettura d’insieme del tempo storico che stiamo vivendo e delle sfide epocali che dobbiamo affrontare. Non una mera azione di denuncia del groviglio di crisi (sociali, umane, economiche, ambientali, identitaria, morali) che ci sta attanagliando ma una proposta di cambiamento concreto. Un testo inedito di grande qualità, scritto con il linguaggio della franchezza e della chiarezza, della responsabilità e della poesia.
  1. E’ un messaggio rivolto a tutta l’umanità, ai credenti di tutte le fedi e ai non credenti, a tutti coloro che occupano posti di responsabilità e a tutti gli esclusi, gli impoveriti, i sofferenti. Contiene la consapevolezza che solo l’apertura di un dialogo universale può aiutarci “ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando.” Un dialogo “orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità”. Un dialogo autentico e rispettoso, “intenso e produttivo” basato sull’incontro generoso tra le persone, teso alla ricerca di “cammini di liberazione”, “nuove politiche nazionali e locali”, risposte e azioni concrete.
  1. E’ uno strumento prezioso per prendere coscienza e capire cosa sta accadendo nella nostra casa comune: il deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità; la fragilità della terra, l’inquinamento, il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, le catastrofi ambientali, la produzione sconsiderata di rifiuti, l’esaurimento dell’acqua e delle risorse naturali, la deforestazione, gli effetti devastanti di questi comportamenti, l’estinzione della biodiversità, lo scioglimento dei ghiacci polari e l’innalzamento dei mari, i conflitti ambientali, le sofferenze e la morte per fame e sete, le migrazioni di persone e animali, il deterioramento delle condizioni di vita nelle città e nelle campagne, lo spreco, la crisi dell’agricoltura, la crescente inequità planetaria, le responsabilità dei privilegiati, la mancanza e lo sfruttamento del lavoro umano, l’impoverimento dei popoli e dell’umanità, gli interessi dei grandi gruppi economici, le giustificazioni e le manipolazioni della finanza, della tecnologia e della politica.
  1. E’ un grande progetto collettivo di cambiamento e di salvezza. In un tempo dominato dall’incertezza e da un profondo smarrimento, mentre un senso di sfiducia generalizzato spinge tante persone a rinchiudersi rassegnati nel proprio particolare, Papa Francesco propone a tutti gli abitanti della terra una grande impresa collettiva: salvare la terra dal saccheggio e migliorare la qualità della vita di ognuno. Non è solo un grido di allarme. E’ un grande progetto dettato dal senso del pericolo e dalla ribellione all’ingiustizia ma capace di riaprire il futuro. Un progetto per una nuova umanità contro il disumanesimo dilagante. Un progetto che esige la partecipazione attiva di ciascuno ma richiede anche l’adozione di nuove e improrogabili politiche locali, nazionali e internazionali.
  1. E’ una guida al contributo personale da usare con creatività e generosità, uno strumento per educarci ed educare a vivere responsabilmente: cambiare il nostro modo di pensare e di sentire, le nostre priorità, i nostri consumi e i nostri sprechi, il nostro rapporto con gli altri, vicini e lontani, con tutti gli altri esseri viventi e con la natura; assumere la cultura della nonviolenza, dei diritti umani, del rispetto, della sobrietà, della condivisione, della solidarietà e della pace; prenderci cura della casa comune a partire dalla piccola stanza in cui temporaneamente abitiamo e dagli scartati, la cui esistenza non viene nemmeno considerata. Facciamone buon uso!

*coordinatore della Tavola della Pace, da perlapace.it, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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