Papa Francesco lancia una sfida sul modello di sviluppo del mondo

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Una sfida che non riguarda soltanto il futuro, caro Antonio Di Bella, come ci era consentito di illuderci fino a qualche anno fa, ma subito l’oggi, vista l’improbabilità di uscire da questa lunghissima crisi provocata da una malgestita globalizzazione e dalla sua degenerazione nell’economia finanziaria con le politiche di bilancio adottate in Europa e non solo. Continuare a puntare sulla quantità e non sulla qualità degli investimenti, dei consumi e della crescita, assistere impotenti all’aumento delle diseguaglianze come al drammatico rifiuto dell’accoglienza per chi è costretto a fuggire dalla fame e dalle guerre, rappresenta già oggi una strada senza uscita. “La Chiesa non ha una soluzione”, ripete Francesco, ma ci sono scienziati e premi Nobel che ne propongono da anni. Chi porta la responsabilità della guida politica di milioni di cittadini non può non provarci (nandocan).    

***di , 19 giugno 2015 – C’e grande spazio in Francia all’enciclica “verde” di papa Francesco.E non solo perche’ la Francia sta organizzando il grande vertice sull’ambiente previsto per dicembre a Parigi. I temi toccati dal documento Pontificio mettono in discussione i dogmi dello sviluppo senza limiti, dell’onnipotenza della tecnologia, dello strapotere della finanza. Rappresentano insomma una critica a quel modello di societa’ a trazione angloamericana che domina gli scambi economici internazionali, o almeno li ha dominati fino ad oggi. L’alternativa storica a questo modello e’ stato, per decenni, il blocco comunista, la proprieta’ collettiva dei mezzi di produzione. Ma i tempi sono cambiati, il muro di Berlino e’ crollato e quel che resta sembra un modello unico per tutto il mondo. Ma la Francia ha sempre mal digerito le ricette anglosassoni cercando di limitarne gli eccessi in nome di un modello europeo piu’ attento al sociale, ai diritti, alle culture.

L’esempio piu’ recente e’ la legge del ministro della cultura Filippetti ( poi dimissionaria)per sottrarre l’audiovisivo agli accordi di libero scambio Europa-Usa. Il cinema e’ cultura e non puo’ essere spazzato via da logiche puramente commerciali. Ma sono molti i temi di scontro europa usa. Certe volte velleitari, in nome di una “grandeur” ormai un po’ anacronistica, spesso in controtendenza salutare (penso alla battaglia contro la strategia Monsanto a difesa dell ‘agricoltura europea). In questo humus le parole del papa suscitano entusiasmo in Francia e in tutta Europa.Un’Europa che non puo’ puntare tutto solo su una ripresa economica che, lo si sta gia’ vedendo, fara’ forse ripartire le borse ma non l’occupazione giovanile. Qualcosa va cambiato ma non sembra che alcun leader europeo abbia la statura politica per guidare questo cambiamento.Non l’impopolare Hollande cosi’ preoccupato per l’avanzata della destra populista in patria  da inseguirla nella battaglia ossessiva contro la paura dell’emigrazione, non la Merkel, troppo preoccupata dall’opinione pubblica tedesca cosi’ ostile al salvataggio della Grecia.Ecco allora  che arriva l’unico uomo che sembra dimostrare la statura di un vero leader mondiale. Papa Francesco: ammonisce sugli emigrati, butta il sasso nello stagno e lancia una sfida sul  modello di sviluppo del mondo. Ai politici ora il compito di raccogliere questa sfida che riguarda il futuro. Nostro e dei nostri figli.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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