L’ AKP di Erdogan: islamico moderato o islamista autoritario?

Lo so che avete fretta, ma leggetevi almeno le parti sottolineate (da me)in grassetto. Tanto per avere un’idea del personaggio e del suo partito (nandocan).

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 9 giugno 2015 – Un lettore di RemoContro, chiamiamolo Andrea, molto educatamente ma con puntiglio, in questi giorni di dibattito sul voto turco ha cercato di ribattere alle naturali grossolanità dei pro e dei contro sul partito e su Erdogan. Come definire correttamente l’Adalet ve Kalkınma Partisi, l’AKP, ‘Partito per la Giustizia e lo Sviluppo’? Sintesi internazionale più diffusa è quella di ‘islamico-conservatore’. Allora, nel 2002, quando arrivò al potere, lo avevo seguito in campagna elettorale dal sud est curdo, dove prese i voti per vincere, lo definivo ‘partito islamico moderato’. Conservatore lo divenne dopo.

L’AkParti, letto alla turca, è un partito-specchio: riflette le diverse immagini del leader. Alla sua scoperta, l’AKP fu anche definito come partito conservatore di centro-destra sulla scia dei partiti cristiano-conservatori o cristiano democratici d’Europa. Una specie di Dc turca. Soltanto che nella Dc cambiavamo i segretari e le sue molte anime, nell’AKP cambiano solo la ambizioni del Padre-Padrone. Il personaggio Erdogan non aiuta alla mediazione: o lo ami o lo aborri. Nelle due volte in cui ho avuto a che fare direttamente con lui l’ho trovato molto abile, deciso e anche molto antipatico

L’AkParti a ‘immagine e somiglianza del Padre’, nel 2007 affronta la elezione dell’allora ministro degli Esteri Abdullah Gül alla presidenza della Repubblica sfidando assieme, corte costituzionale, opposizioni parlamentari e i vertici militari, tutori in base alla Costituzione della laicità dello Stato. Nessuno voleva che Presidente del Consiglio, della Camera e della Repubblica appartenessero allo stesso partito. Erdogan spinse verso elezioni anticipate e vinse tutto, portando il silente e perbene Abdullah Gül a dargli copertura arbitra alla Presidenza della Turchia via via sempre meno laica.

L’AKP diventa sempre più una sorta di partito religioso moderato, con interessanti spinte innovative. Candidature di molti indipendenti, intellettuali e manager, e donne in Parlamento passate da 13 a 26. Poi la regressione, una sorta di involuzione contraria alla crescita di consensi e di potere. In un certo senso anche Erdogan è stato vittima delle primavere mediorientali, con due anni di ritardo: la rivolta di Gezi Park. Lui che aveva proiettato la Turchia nel boom economico, liberandola della parte più conservatrice e tradizionale della Turchia, non aveva capito che il Paese stava cambiando.

Negli anni recenti lo scontro meno nobile dei sospetti e degli arresti e delle campagne steriche contro i social media. Il presidente Erdogan viene sfiorato da accuse di riciclaggio e corruzione. Nel 2013 la polizia arresta i ministri dell’economia, dell’Interno e dell’Ambiente, e l’amministratore di Turkiye Halk Bankasi, con le accuse di riciclaggio di denaro sporco, contrabbando d’oro, corruzione nelle gare d’appalto del governo. Lo stresso AKP si scopre ormai un coagulo di interessi, carriere e ambizioni accelerate, nella percezione che tanto e tale potere incontrastato potesse durare a lungo.

Contemporaneamente si sviluppa, incontrollata, la spinta di Erdogan alla islamizzazione forzata. Nella scuola, obbligata ad avere una stanza della preghiera per i ragazzi e una per le ragazze. Contro Darwin, ‘Il mondo l’ha creato Allah’. Nelle scuole coraniche, prossimo anno le ore di arte, musica ed educazione fisica saranno eliminate. Imposizione di una visione di società e più posti di lavoro a favore dei sostenitori dell’Akp. Peggio sul lavoro. 1.754 operai morti nei cantieri edili in 5 anni. Sette volte oltre la media europea. Misure di sicurezza? ‘Solo Allah ha potere di vita e di morte’.

Erdogan e l’AKP verso il loro epilogo politico? Prudenza. Il presidente ha 45 giorni per trovare una soluzione di governo, con un esecutivo di coalizione o uno di minoranza. Il 17 luglio, la fine del Ramadan e la festa di Eid al Fitr, o l’accordo di governo o elezioni anticipate. Erdogan lascerà che siano i leader e i deputati usciti dalle urne a decidere chi formerà il prossimo governo? Improbabile ma possibile. Ironia della sorte, l’uomo che voleva decidere tutto da solo ora non ha in mano il suo destino e dovrà condividere potere. È la democrazia, anche quella turca, che avanza nonostante tutto.

Nonostante Erdogan abbia fatto quello che non poteva fare da presidente, scendendo in campagna elettorale a favore del suo partito, arringando la folla nei comizi e sventolando il Corano, un gesto che nessuno aveva mai osato compiere nella repubblica laica fondata da Ataturk. Ha forzato la legge manovrando la giustizia, incarcerato i giornalisti e condizionato un Parlamento fatto in gran parte da uomini ai suoi ordini. In questa nuova Assemblea, con l’opposizione più forte e un partito curdo con 80 seggi, non potrà più fare votare le leggi che vuole e controllare le commissioni parlamentari. Vedremo. e. r.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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