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Turchia elezioni decisive tra l’impero di Erdogan e la repubblica laica

turk electoin sfilataDomani i risultati, ma per la prima volta Erdogan non è certo di avere la maggioranza  necessaria per cambiare la Costituzione e imporre la svolta presidenzialista. Per Ennio Remondino il “partito democratico del popolo”, filocurdo, rappresenta “la vera minaccia attuale”. Per Erdogan, naturalmente. In bocca al lupo all’HDP.(nandocan) 

***di Ennio Remondino, 7 giugno 2015* – Quale Turchia ci troveremo di fronte domani? Sarà ancora la Turchia laica e parlamentare di Ataturk o sarà la nuova Turchia islamica e presidenziale voluta da Erdogan? Sarà ancora la Turchia che puntava all’Unione europea o sarà l’erede moderna dell’autoritarismo imperiale ottomano sull’area balcanica e sui vicini arabi da conquistare attraverso i Fratelli Musulmani? Tutto è possibile, ma questa vuole essere soltanto una ‘scheda tecnica’ su come saranno scelti i 550 nuovi deputati della Grande Assemblea Nazionale dagli oltre 55 milioni di elettori in casa e all’estero che votano con un sistema proporzionale che esclude dal parlamento i partiti che non arrivano al 10%.

I partiti in lizza sono 20. Nettamente favorito è il Partito ‘Giustizia e Sviluppo’, l’AKP del presidente Erdogan. Le altre formazioni che probabilmente entreranno in parlamento sono il Partito Popolare Repubblicano (CHP, kemalista vagamente a sinistra), il Partito di Azione Nazionale (MHP, destra). Tra gli outsider potrebbe emergere la formazione filocurda ‘Partito Democratico del Popolo’ (HDP), la vera minaccia attuale. ‘AkParti’ primo partito, ma quanto primo? Secondo le proiezioni, l’AKP dovrebbe aggiudicarsi tra il 40 e il 44% dei voti, il Partito Repubblicano tra il 23 e il 30%, il Partito di Azione Nazionale tra il 14 e il 18%, il Partito Democratico tra il 9,5 e l’11,5% (dentro o fuori).

Dunque l’AKP del presidente Erdogan rischia di non ottenere i 276 seggi necessari per avere una maggioranza semplice in parlamento. Obbligo di coalizione. Solo partito con cui l’AKP potrebbe trovare l’accordo per formare un nuovo governo sarebbe quello di Azione Nazionale (destra con antichi amori coi Lupi Grigi). Poco presentabile nel mondo. Oppure l’AKP che sfonda nei consensi, e ottiene i 330 seggi, che darebbero al partito di Erdogan quella maggioranza assoluta necessaria per una nuova Costituzione. Modificare la Carta per una svolta presidenzialista fortemente voluta da Erdogan che vuole maggiori poteri rispetto al ruolo di garante (modello italiano) riservato al presidente.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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