La coalizione perché. Landini e Rodotà nell’incontro di Libertà e Giustizia al Testaccio di Roma (video)

PCI bandieraRoma, 2 giugno 2015. Una vecchia bandiera rossa del PCI sventolava dalle prime file di una platea gremita di soci e simpatizzanti. Nostalgia? Non direi, non nelle parole di Maurizio Landini e Stefano Rodotà, che ascolterete in questa breve videosintesi (sei minuti circa), registrata al Testaccio di Roma. Al meeting tradizionale di Libertà e Giustizia per la “festa della Repubblica e della Costituzione” hanno spiegato le ragioni fondanti della “coalizione civile” che il segretario generale della FIOM presenterà il 7 giugno nel convegno annunciato di via dei Frentani.(nandocan)

Marnetto miniatura***da Massimo Marnetto, 3 giugno 2015 – “E tutti questi giovani?..” chiede con meraviglia compiaciuta Rodotà appena lo portiamo in auto vicino al palco per non farlo camminare troppo (ma guai aiutarlo a scendere, perché ci tiene a far capire che sta molto meglio con la gamba).

Alla Città dell’Altra Economia di Testaccio, sono tanti (e incuranti dei 30 gradi al sole!)  i ragazzi rappresentanti delle scuole di Lazio, Lombardia e Campania coinvolti nel progetto di Beatrice Ravaglioli “Piccolo Atlante della corruzione” adottato anche dal Miur, ANM, Repubblica e Agenzia Anti-corruzione, in collaborazione con il Dipartimento per il contrasto alle mafie e alla corruzione, guidato dal Prof. Alberto Vannucci dell’Università di Pisa e neo-presidente di LeG.

Suonano le loro canzoni di denuncia per il concorso musicale (vincerà un gruppo Tony Marcone di Napoli), in apertura  dell’incontro del 2 Giugno della “Festa della Repubblica e della Costituzione” organizzato da anni da Libertà e Giustizia in varie città d’Italia.

L’edizione romana “Il Diritto alla libertà – Il Dovere della libertà”  è un richiamo, come sottolinea Sandra Bonsanti nel suo saluto, alla nostra responsabilità come cittadini in un momento di forte erosione democratica e di attacco ai diritti della Costituzione. Che “rimane un pezzo di carta – declama l’attrice Sandra Del Maro dando la sua voce a Calamandrei – se non sarete voi a farla vivere”.

Arriva Landini, saluta le persone presenti nello stand di Libertà e Giustizia, della Campagna 005 contro la speculazione finanziaria e della Onlus Kim, alla quale sarà devoluto parte dell’incasso per la vendita delle magliette LeG.

Giovanni Cocchi entra giù duro nelle cifre fasulle del provvedimento governativo sulla Scuola. Un “cavallo di Troia” lo chiama, perché si presenta per migliorare le cose, ma le peggiora di molto. “E le ostentate elargizioni di fondi – che snocciola con precisione – sono soldi spesso venduti più volte, oppure partite di giro di somme tolte da una parte e messe da un’altra. Ma di fondi aggiuntivi c’è pochissimo”

Paul Ginsborg rinforza la denuncia per la scarsa attenzione del governo verso l’istruzione ed estende il discorso all’Università, criticando la difficile adozione dei criteri di valutazione dei docenti, rivelatisi nel tempo del tutto inattendibili.

Tornano i giovani sul palco.

Quelli del progetto “Maratona per l’Europa”, realizzato da Maurizio Olivieri per LeG insieme a Virgilio Dastoli del Movimento Europeo (CIME), nonché a docenti e presidi motivati e lungimiranti. E quelli del progetto di Beatrice Ravaglioli per LeG “Piccolo Atlante della corruzione”, che illustrano e consegnano i loro documenti a tutti i relatori seduti sul palco ad ascoltarli (Bonsanti, Cocchi, Ginsborg, Landini e Rodotà). Ricerche vere perché svolte sul campo dagli studenti, con questionari anonimi e successive elaborazione dei dati, sviluppate con l’aiuto di generosi docenti, che hanno donato il loro tempo e la loro passione sociale.

Una nuvola copre il sole implacabile, abbassa la temperatura e dà un po’ di sollievo.

La corruzione è anche il centro del messaggio di Gustavo Zagrebelsky, impossibilitato ad essere presente (c’era un video, ma affittare uno schermo avrebbe comportato una spesa eccessiva). “Corruzione – dice Zagrebelsky – non è semplicemente: violazione di regole, comportamenti illegali, “malaffare”. La corruzione è un sistema. I corrotti stabiliscono rapporti tra di loro; questi rapporti tendono a espandersi, secondo la logica della connivenza, dell’omertà. E  mira al potere e al danaro. Questa ricerca spasmodica di potere e danaro, alleati l’uno con l’altro, crea disuguaglianza. Crea disuguaglianza tra chi si approfitta del potere del danaro per averne sempre di più, a danno di chi ha sempre di meno”.

Quando prende la parola Rodotà, le 500 sedie disposte in platea sono quasi tutte occupate e molte persone sono radunate nei fazzoletti d’ombra laterali. Il professore va dritto all’analisi. “I temi di cui stiamo parlando – dice – hanno una causa politica. E lo dico con chiarezza: il governo Renzi non è emendabile (scatta il primo dei tanti applausi). Non si può pensare di fermare tutte le sue scelte dannose a suon di emendamenti…” Rodotà insiste su una reazione dal basso, già invocata da Ginsorg, che non può venire dall’assemblaggio di pezzi di sinistra, ma da un progetto ampio di partecipazione”.

Un assist perfetto all’intervento di Landini.

“Se il problema di una categoria – dice arrivando all’epicentro del suo ragionamento – non diventa il problema di tutti, non ne usciamo. Questo significa la “coalizione sociale”. E non abbiamo tanto tempo, ecco perché ci vediamo a Roma già la settimana prossima. Perché quando metà degli elettori si astengono, vuol dire che sta passando la pericolosa idea dell’inutilità dei processi democratici di cambiamento. Cioè della necessità dell’uomo forte. In un momento di aumento della povertà. Il paradosso di questa situazione è che ora è povero anche chi lavora. E con meno tutele. Se c’è qualcosa che non va, deve star zitto, altrimenti si trova fuori il giorno dopo. Con un’indennità, ma fuori. (applausi) La libertà di un lavoratore è la stessa del cittadini. Si è cittadini liberi anche sul posto del lavoro. O non lo si è mai (applausi)”.

L’ampliamento della povertà e la concentrazione della ricchezza sono i temi affrontati da Giuseppe De Marzo, della campagna “Miseria ladra” per l’istituzione di un reddito di dignità, lanciata da Libera. E da Leonardo Becchetti, portavoce della Campagna 005, per l’istituzione di una micro-tassa alle frenetiche compra-vendite di titoli finanziari, operate dagli speculatori.

Chiude il presidente di Libertà e Giustizia, il Prof. Alberto Vannuci. “La nostra associazione ha posto al centro del suo operare la legalità, perché fino a quando c’è ambiguità su questo tema, saremo sempre una società in bilico tra criminalità e sviluppo. C’è allora un dovere che dobbiamo assumerci in solido, come cittadini: adottare noi per primi comportamenti di correttezza costituzionale per contrastare le insopportabili zone d’ombra della politica. Su questo tema, elaboreremo una “Carta dei doveri del cittadino”, alla quale ognuno potrà aderire liberamente non per chiedere, ma per dare qualcosa alla collettività. Proprio come richiede la Costituzione all’articolo 2, che c’impegna all’inderogabile dovere di solidarietà economica, politica e sociale ”.

E’ tardi. La scaletta è stata sconvolta, pur di non interrompere i ragazzi. La fatica per realizzare questo incontro è stata enorme, ma quando inizia il coro gospel della Scuola Popolare di Musica del Testaccio a cantare “Immagine”, sentiamo che ce l’abbiamo fatta. Che la società civile non è un’espressione giornalistica, ma persone che s’impegnano per migliorare il Paese.
Un grazie speciale a Maurizio Zeppilli, Vito Blasi e a tutti le persone dello stand.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti