Addio Medio Oriente dall ‘inutile Tony Blair delle ‘guerre umanitarie’

Remondino Ennio

La colpa, o il merito a seconda dei punti di vista, di quella inutilità è di chi nel 2007 gli dette l’incarico, a conferma della totale assenza di autonomia della politica estera europea da quella americana, almeno in quella parte del mondo. Che io ricordi (ma Ennio ne sa più di me e mi potrà illuminare in proposito), dal lontano 1956 quando il premier britannico Anthony Eden, in compagnia della Francia  ma anche di Israele,  si esibì nell’ultima, insensata spedizione “coloniale” sul canale di Suez, costretto immediatamente allo  sgombero dall’accordo tra Stati Uniti e Unione Sovietica, nessuno dei suoi successori ha più tentato di prendere le distanze dal patronato americano in Medio oriente. E se oggi ci troviamo a fare i conti col la barbarie del Califfato, dobbiamo ringraziare anche questa tradizione politica (nandocan).

***di Ennio Remondino, 1 giugno 2015* – L’approccio di molti giornali alla notizia è decisamente impietoso. Uno tra i molti: ‘Probabilmente pochi rimpiangeranno Tony Blair nel ruolo di inviato del Quartetto sul Medio Oriente’. Scelto nel 2007 per rappresentare la posizione di Nazioni Unite, Unione Europea, Stati Uniti e Russia rispetto alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese, l’ex primo ministro britannico ha annunciato le dimissioni nei giorni scorsi. Blair avrebbe l’intenzione, sostengono fonti a lui amiche, di ‘continuare a dedicarsi alla causa in maniera informale, senza doveri e vincoli di un incarico istituzionale’.

Dove voglia andare a parare l’ormai datato ex premier non è dato capire. In sostanza, l’ex inquilino di Downing Street 10 avrebbe già preparato una nuova missione in Medio Oriente, che dicono sia finalizzata a curare le relazioni di Israele con i Paesi arabi. In nome e per conto di chi? Quasi certamente di Israele. Da inviato del Quartetto, Blair non si è mai guadagnato la fiducia dei palestinesi, lasciandosi scavalcare in più occasioni soprattutto dai segretari di Stato americani che si sono succeduti in questi anni, Hillary Clinton prima e John Kerry poi. Lui semplice fiancheggiatore.

Rivelatrici le dichiarazioni rilasciate dai vertici del governo israeliano dopo la notizia delle sue dimissioni. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che Blair ha ‘fatto grandi sforzi per far progredire la stabilità nella regione’, contribuendo a colmare le distanze che ‘in tempi di crisi hanno separato israeliani e palestinesi’. Più caloroso e sospetto il saluto dell’ex ministro degli Esteri, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman, il quale ha definito Blair ‘un vero amico di Israele’, anche dai tempi in cui è stato primo ministro britannico, dal 1997 al 2007. I tempi della seconda ‘Intifada’.

Reazione completamente opposta da parte dei palestinesi. Per Hanan Ashrawi, figura storica dell’ Autorità Nazionale Palestinese, Blair ha avuto un impatto minimo sulle posizioni dei membri del Quartetto, prendendo sempre le parti di Israele: ‘Non aveva regole se non quella di ascoltare ciò che aveva da dire Netanyahu’. In casa le polemiche riguardano i compensi, definiti ‘faraonici’. Come ex premier Blair aveva diritto a una scorta armata dovunque andasse, ma risulta decisamente eccessivo il costo di due milioni di sterline l’anno per la sua sicurezza con i migliori e meglio pagati agenti.

Non solo stipendi: il rimborso delle loro spese ‘di servizio’ per alberghi e ristoranti aveva toccato in un anno, periodo aprile 2009-aprile 2010, la cifra di 250.000 sterline, più o meno 350mila euro. […] Nel 2014, il Mail On Sunday aveva attaccato l’ex premier come inviato del Quartetto per il M.O. ‘Mentre Gaza brucia -scriveva il quotidiano- lui organizza il compleanno per la moglie Cherie […] Una festa esclusiva, riservata a 150 selezionate personalità tra ministri, uomini d’affari milionari e divi della tv’. In quei giorni nella Striscia di Gaza morivano più di 2mila palestinesi e 70 israeliani.

 *da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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