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Regionali: netto stop per Matteo Renzi

Tra i commenti a caldo dei risultati delle elezioni regionali, questi di Antonio Sicilia sono quelli che mi convincono di più. Il PD di Renzi è decisamente in calo rispetto al 40 per cento rivendicato abusivamente alle Europee, quando  la delusione dell’elettorato di sinistra non aveva ancora avuto tempo e modo di emergere. Per il partito democratico delle origini, il cinque a due rappresenta una vittoria di Pirro, pagata con la perdita di una fetta importante e qualificante del suo elettorato potenziale. Perché la svolta politica moderata operata dal “partito della nazione” ha prodotto un cambiamento antropologico nel partito destinata a riflettersi gradualmente nella sua base elettorale. E “non è neppure una riedizione della Dc”, come ha scritto ieri sul Manifesto Vincenzo Vita ma la formazione di “un centro moderato che via via imbriglia la dialettica democratica”. La “linea” , aggiunge Vita con una considerazione che sarà possibile verificare col risultato di oggi, “è delegata al livello nazionale – a sua volta ristrettissimo – mentre localmente si organizzano feudi inespugnabili”. Insomma, con la complicità del sistema mediatico – e a dispetto purtroppo del generoso tentativo di Barca per un rinnovamento strutturale e funzionale del processo politico democratico – la malattia  dell'”uomo solo al comando” si trasmette a tutti i livelli, in modo epidemico. Mentre un elettore su due attende, sfiduciato, che qualcuno si decida a spostare l’attenzione del dibattito politico dalla propaganda dei leader e dal populismo (anti-sistema?) ai nodi irrisolti della nostra vita in comune, in Italia come in Europa. Qualcuno ora, a sinistra, sembra deciso ad arare quel campo. Come scrive Antonio, “è solo un inizio, si comincia da qui”.     (nandocan).

Sicilia Antonio***di Antonio Sicilia, 1 giugno 2015 – Astensionismo dilagante. Per Renzi al tempo delle regionali in Emilia Romagna era “problema secondario”. Oggi ha votato il 37% degli italiani (7 Regioni) e il 47,8% di loro ha deciso di non votare. Dato allarmante che si riconferma . Tutt’altro che secondario.

Il PD è in netto calo a livello nazionale. In calo soprattutto rispetto al dato delle Europee (il più volte rivendicato 40,8%). Sia chiaro. Difficile comparare dati delle Regionali con dati delle Europee. Nelle elezioni regionali infatti si creano ad hoc delle liste legate al candidato presidente. Liste create appunto per allargare il campo e creare un maggior coinvolgimento. Al netto di questo, i risultati aggregati (PD + liste) segnano comunque un importante flessione. Circa il 10% in meno su scala nazionale rispetto alle Europee, con picchi allarmanti come quello Veneto.

-È un test non solo locale. È evidente. Un test che penalizza Matteo Renzi soprattutto come Segretario del PD. Nessuno dei candidati vincenti del PD utilizza il linguaggio di Renzi. De Luca ha uno stile completamente differente, infatti hanno provato a non candidarlo fino all’ultimo momento. Emiliano dalla Puglia rivendica l’autonomia da Renzi e lancia messaggi d’alleanza al M5S. Il Renzismo è in crisi a livello locale. Non esiste una classe dirigente renziana oltre il leader Matteo. La clamorosa sconfitta dell’ultra renziana Paita, rottamatrice nonostante Burlando, ne è la conferma. Difficoltà nella gestione delle primarie, candidati vincenti lontani dalla linea nazionale e candidati super allineati perdenti.

Liguria. Toti vince. Nessuno si aspettava un tracollo simile di Lella Paita. La colpa non è di Pastorino. Non lo dico io, lo dicono i numeri. La Paita è andata così male che non avrebbe vinto neanche con il sostegno di Pastorino.

– Sempre Liguria. Pastorino si attesta intorno al 10%. Pochissimi fondi, campagna partita in ritardo rispetto agli altri. Uno dei risultati più importanti della “sinistra” a sinistra PD negli ultimi anni. È solo l’inizio, si comincia da qui.
Dicevano:”Andate pure via dal PD, avrete percentuali da prefisso telefonico“. Oggi invece Pastorino e Civati vengono indicati come i “responsabili” della vittoria di Toti. Paradossale.
Ignorare CGIL, ignorare la sinistra, per sfondare nell’area moderata. Questa è stata da sempre la linea del PD di Renzi.
Urge esame di coscienza. Un PD in flessione evidente su scala nazionale non può essere colpa solo di Pastorino, è evidente.

Salvini e la Lega Nord sono i veri protagonisti di queste elezioni regionali. Dato allarmante. Zaia ha doppiato la Moretti in Veneto, nonostante la scissione di Tosi. In Liguria la Lega è stata determinante per la vittoria di Toti. Ottima prova anche nelle regioni del Centro.
Berlusconi regge grazie alla vittoria di Toti in Liguria, nonostante le grane pugliesi. Ma ormai la leadership di Salvini sembra inequivocabile. Divertente sentire i media stasera parlare di “allarmante deriva populista” dopo aver ospitato giorno e notte le invettive di Salvini in ogni spazio disponibile delle frequenze tv.

M5S si conferma con un buon risultato, ottimo in Liguria, ma non ottiene ancora il governo di alcuna Regione. Difficile però continuare a chiamarla antipolitica. Ormai il 50% dei cittadini non vota più e percepisce quindi anche il Movimento di Grillo come perfettamente appartenente al sistema.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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