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Articolo21 riempie un vuoto e lo trasforma in conoscenza

Festa 2 Articolo21 - 28 maggio 2015

29 maggio 2015 – Ieri sera, alla festa conviviale di Articolo 21, sono stati premiati Sandro Ruotolo, Federica Angeli, Enzo Palmesano e Chiara Cazzaniga, quattro giornalisti che hanno provato, come dice la motivazione, a “illuminare le oscurità” contrastando mafie e malaffare. Come scrive oggi il portavoce Beppe Giulietti sul sito, “Sandro Ruotolo, uno dei pilastri della trasmissione Servizio Pubblico, e Federica Angeli, cronista di Repubblica, sono oggi costretti a vivere sotto scorta per le loro inchieste sui clan, sui rapporti tra mafia e politica, sulla devastante penetrazione malavitosa sul litorale romano”. Enzo Palmesano, licenziato dal Corriere di Caserta su sollecitazione del boss Vincenzo Lubrano perché non doveva più rompere le scatole con le sue inchieste sugli affari della camorra e dei suoi protettori politici. E Chiara Cazzaniga, autrice, per conto della trasmissione “Chi l’ha visto?“, dell’ intervista al supertestimone nel processo per l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, una intervista che potrebbe determinare – scrive Giulietti – la clamorosa riapertura della inchiesta. Tutti e quattro hanno voluto dedicare il  premio ai cronisti “minacciati, colpiti dalle cosiddette “querele temerarie”, ricattati sul piano economico e contrattuale, spesso circondati dalla diffidenza di chi preferisce fingere di non sentire e di non vedere, anche e soprattutto nella corporazione”. Alla festa era ospite anche la nipote di Federico Orlando, che di Articolo 21 è stato un indimenticabile Presidente. Quello che segue è un breve intervento nel quale dice di invidiare quanto parteciparono al momento della fondazione, nel 2002. E io, che ero tra loro invidio Marina dal nobile cognome perché, spero con tanti altri suoi coetanei, avrà la possibilità di proseguire nel cammino allora intrapreso e di veder realizzati, magari, alcuni degli obbiettivi che ci eravamo proposti (nandocan).

*** di  , 29 maggio 2015 – Articolo21 è nata nel 2002. Federico Orlando ne era presidente, Giuseppe Giulietti portavoce, Tommaso Fulfaro segretario, Giorgio Santelli direttore del sito, cui poi è succeduto Stefano Corradino. Nel 2002 avevo 12 anni e non ricordo il momento della fondazione di Articolo21.

Teneramente invidio chi c’era in quel momento, chi lo ha vissuto intensamente e ricorda le proprie energie intellettuali e fisiche essersi unite con quelle altrui per dare vita ad una associazione di uomini in lotta in difesa di un principio costituzionale, civile, morale: la libertà di informazione. Teneramente invidio chi negli anni a seguire ha partecipato, contribuito, sostenuto e arricchito di idee, iniziative e battaglie l’Associazione; chi ha conosciuto la forza, la curiosità, la passione che Federico Orlando ci ha messo.

Anche io a mio modo le ho vissute e me ne sono nutrita ma tante cose non conosco di lui. Per una ragazza cui il nonno ha passato il gene della curiosità la cosa peggiore è avere la consapevolezza di non poter più conoscere da lui quello che di lui ancora non sa.

Per questa vostra conoscenza, diversa per ognuno di voi, teneramente vi invidio e vi ringrazio. Vi ringrazio perché la custodite e condividete. Come avete fatto oggi e state facendo in questo momento. Premiando giornaliste e giornalisti coraggiosi e liberi posso riconoscere le energie intellettuali e fisiche, la forza, la curiosità, la passione che metteste allora quando c’era anche lui.

Vi ringrazio perché ricordando chi non c’è più in un giorno in cui si festeggiano i principi fondativi e la vitalità di Articolo21 riempite un vuoto e lo trasformate in conoscenza.

(intervento alla Festa di Articolo21 del 28 maggio 2015. Nella foto il presidente della Casagit Daniele Cerrato premia la giornalista Federica Angeli)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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